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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-9-4

4/9/2012

Se la Bce comprerà debito verrà aiutata dalle altre banche centrali

A Jackson Hole è successa una cosa non ben rilevata dalla stampa e che è motivo di scenario. I banchieri centrali del mondo, lì riuniti in seminario informale, di fatto, hanno scaricato su Eurozona germanizzata e Bce la responsabilità della recessione mondiale in corso. E’ innegabile che l’eccesso di deflazione e, soprattutto, di incertezza finanziaria nell’area euro abbia pesato sulla caduta della domanda globale. Ma potrà l’europolitica monetaria metterci una pezza? Draghi, con le misure che annuncerà il 6 settembre, potrà al massimo mettere un cerotto temporaneo alla crisi di fiducia sull’euro e attutire la crisi bancaria nei paesi dove questa è scoppiata anche per il legame con quella di devalorizzazione dei titoli di debito. Ma chiedere a Draghi di comprare tonnellate di eurodebito, come hanno fatto un po’ tutti, più esplicitamente il banchiere centrale inglese e più implicitamente Bernanke, in sostanza comunicando che se non lo farà la Bce sarà imputata di depressione globale, è stata una forzatura. Da capire. Da un lato, l’acquisto massivo di debito sovrano di Italia, Spagna e altri, attorno al trilione di euro complessivi, alla portata della Bce, farebbe chiudere in un minuto la crisi basata sul rischio percepito di implosione dell’euro. Ma poi la riaprirebbe su un altro versante. Il mercato valuterebbe le probabilità delle nazioni di restare nell’euro sotto il criterio tedesco, trovando che la Francia, oltre ad Italia, Spagna, Olanda, ecc. non ce la potrebbero fare senza accettare impoverimenti che poi provocherebbero rivolte. E su questo punto la Bce può fare poco in quanto il problema riguarda sia l’architettura politica dell’euro, cioè sostenere con una politica economica integrata la moneta unica, sia le riforme di efficienza nazionali. Ma questo lo sanno tutti e quindi la richiesta di comprare debito serve uno scopo di breve termine: stabilizzare in modo pur artificiale l’Eurozona per qualche mese, lasciando che si rimettano in moto altre leve di crescita globale e dando tempo alla politica di trovare un’europezza (dopo le elezioni in Germania). Ma la Germania non permetterà alla Bce di comprare debito in quantità e modi sufficienti. Perché chiederglielo, allora? La rubrica ipotizza che gli altri banchieri centrali abbiano voluto con questa richiesta forzata esplicitare il problema basico della Bce: non è una Banca centrale veramente indipendente, agisce con un mandato incompleto e, soprattutto, ha strumenti limitatati di ultima istanza e quindi è a rischio di non riuscire ad arginare nel breve termine una crisi finanziaria con conseguenze globali. Se così, volevano aiutare Draghi dandogli gli strumenti per convincere gli eurogoverni, tedesco in particolare, a lasciargli mani libere oppure hanno voluto dare un segnale secco a Draghi stesso? Difficile dirlo, la mancata partecipazione di Draghi al seminario è compatibile con ambedue le spiegazioni, ma il segnale alla Bce da parte del mondo dei suoi pari è preciso: (a) l’evidenza di essere troppo dipendente dalla Germania le toglie credibilità; (b) non è rimandabile l’annuncio di una revisione dello statuto che definisca funzioni di ultima istanza e di stimolazione della crescita; (c) nel frattempo dovrà comprare debito resistendo ai divieti tedeschi e dimostrando una volontà di indipendenza. Se così farà – questo il punto di scenario – le altre Banche centrali aiuteranno, coordinate. Bastone e carota.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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