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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-8-14

14/8/2012

La via per evitare sia la catastrofe sia l’annessione al Reich è strettissima

Tra circa un mese il governo dovrà decidere se chiedere o meno l’intervento della Bce per ridurre il costo di rifinanziamento del debito italiano, accettando in cambio il commissariamento da parte, formalmente, della Ue, in realtà di Berlino, e della Bce condizionata dalla Bundesbank. Siamo ad un mese dall’inclusione finale nel Reich. Parecchi indipendentisti (e occidentalisti) sperano che la Corte costituzionale tedesca, a metà settembre, rigetti il meccanismo salvastati perché incompatibile con la legge fondamentale. In tal caso salterebbe lo strumento attraverso il quale la Bce, senza violare i trattati, potrà comprare debiti degli eurostati che accetteranno il commissariamento in cambio dell’aiuto. Ma se la Corte così deliberasse l’euro inizierebbe una traiettoria di dissoluzione. Va segnalato, per inciso, che lo scioglimento consensuale dell’euro, con un ritorno sincronico di tutti alle monete nazionali, sarebbe lo scenario di miglior vantaggio per l’Italia: il ritorno alla sovranità monetaria segnalerebbe al mercato che Banca d’Italia potrebbe garantire il debito italiano, eventualmente assistita da una linea di credito “implicita” se si agganciasse al dollaro, così riducendone stabilmente il costo di rifinanziamento; la svalutazione della lira sarebbe solo di medio periodo, ma sufficiente per far rimbalzare la competitività dell’export; l’attesa di inflazione, per altro contenibile, rimetterebbe in moto il mercato interno. In sintesi, tornerebbe la crescita e finirebbe l’incubo dell’annessione impoverente al Reich nonché quello di una svolta asiatica ed antiatlantica della regione europea guidata dalla strategia neoimperiale di Berlino. Infatti Italia e Regno Unito convergerebbero per diventare la sponda europea atlantica che bilancerebbe quella franco-tedesca, dando così a Parigi e Madrid un alternativa per liberarsi dal giogo tedesco. In tale scenario la Germania perderebbe potere e verrebbe destabilizzata. Per questo è improbabile che la Corte di Karlshrue affossi il meccanismo, ma non è piccola la probabilità contraria. Da un lato, le èlite tedesche vogliono l’euro come strumento di impero, dall’altro, la maggioranza della popolazione e l’influente Baviera hanno visioni più ristrette, anti-euro, Merkel costretta a dimostrare la germanizzazione degli europei per soddisfare ambedue le pressioni. Qualora la Corte rigettasse, infatti, Berlino darebbe riservatamente un out out all’Italia: o si (auto)annette, in relazione bilaterale di vassallaggio, o esce. In caso di nostro rifiuto ed espulsione, infatti, potrebbe mantenere un Reich ridotto, ma ancora grande a sufficienza per il ruolo di potenza globale G3, con America e Cina, offrendo concessioni a Spagna e Francia. Per questo bisogna prevedere che l’euro ed il Reich non si scioglieranno facilmente e che non ci sarà una via di uscita semplice per l’Italia. Monti sta resistendo a forti pressioni esterne che lo vorrebbero pronto ad arrendersi. Aumentano anche le pressioni interne. Alcune si basano su un argomento irrealistico: il problema non c’è perché il commissariamento verrebbe fatto dalla Ue di cui l’Italia è membro rilevante. Costoro non vogliono vedere che l’Europa ormai è un dominio tedesco. Altre su uno realistico: l’Italia in via di riordinamento, ma ancora vulnerabile, verrebbe catastrofata dal mercato senza un chiaro sostegno della Bce e di Berlino. Pertanto Monti si trova nella difficilissima situazione di dover difendere l’indipendenza ed allo stesso tempo ottenere l’aiuto condizionante, con la complicazione di una maggioranza che non capisce il momento drammatico per la sovranità (e ricchezza) dell’Italia. La rubrica ritiene di capire il dilemma di Monti: se forza troppo l’indipendenza rischia la catastrofe, ma se esagera nel cedimento l’Italia è finita. Dovrà percorrere un sentiero strettissimo di compromesso, fare scelte tattiche giorno per giorno più che tentare una strategia predeterminata, a parte il varo di più incisivi tagli di debito, spesa e tasse a settembre. Per questo la rubrica rinuncia alle usuali raccomandazioni strategiche facendone una sola, sintetica: dotare Monti del massimo consenso affinché possa navigare tra scogli con un equipaggio coordinato. Configurazione dì emergenza nazionale, non si scherza più.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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