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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-7-18

18/7/2012

L’Italia deve difendere meglio la verità sulla sua situazione economica

Che l’Italia debba rifinanziare il proprio debito ad un costo superiore al 6%, insostenibile, mentre ha conti pubblici tendenziali ed una somma debito pubblico/privato migliori delle altre euronazioni ed una capacità esportativa crescente non molto inferiore a quella della Germania, è un’anomalia che Roma dovrà correggere al più presto. Come? Grossolanamente, di questo 6% la metà è attribuita dal mercato alla probabilità che l’Italia esca dall’euro, cioè al rischio di cambio in caso di conversione del debito in lire, e l’altra a fattori interni quali la lentezza delle riforme. Gli attori politici e di mercato ritengono si debba intervenire sulla metà che dipende dall’assenza di euro-garanzie, generandole. Sensato, ma difficile e lungo per la nota opposizione tedesca. L’altra metà è ritenuta incomprimibile perché segno di un disordine strutturale italiano. Ma l’Italia è in realtà pienamente solvente e, soprattutto, sta dando segnali virtuosi di riordinamento interno che il mercato non sta scontando. Se lo facesse, il costo di rifinanziamento corretto, sarebbe di un 2% attribuito al disordine decrescente e ad un 2%, decrescente anch’esso, per la conseguente riduzione del rischio di uscita dell’euro, complessivamente un 4% in discesa prospettica contro il 6% in ascesa Ciò non avviene per complotto contro l’Italia o per incapacità italiana? Il Fondo monetario è il più importante tra i centri di formazione delle valutazioni sullo stato delle nazioni. Se ci sono complotti o difetti analitici, oppure di comunicazione, lì certamente se ne trova traccia. Infatti la rubrica indagante ha trovato gli indizi di un complotto: nell’estate del 2011 il rappresentante tedesco ha impedito la diffusione delle analisi che mostravano quanto fosse non giustificato un rischio elevato di insolvenza dell’Italia. C’è un’evidente strategia diffamatoria contro l’Italia per costringerla ad accettare il condizionamento tedesco. Ma è più rilevante che il ministero dell’Economia e/o il rappresentante italiano presso il Fmi non fecero alcunché per impedire questo danno. E sembra che la cosa continui per debolezza dell’Italia. Le valutazioni del Fmi vengono filtrate ed approvate dal suo organismo di governance e quindi sono anche politiche oltre che tecniche. Cinque nazioni hanno un seggio per diritto. Le altre, tra cui l’Italia, vengono elette da un raggruppamento di paesi rappresentati. Queste hanno l’interesse ad estendere i membri del raggruppamento per aumentare la loro forza percentuale di voto, cioè l’influenza. Alcune hanno reclutato una miriade di nuove nazioni indipendenti e si sono rafforzate. L’Italia, invece, ha solo 6 nazioni rappresentate - Albania, Grecia, Malta, Portogallo, San Marino e Timor Leste - e alcune sono apertamente insoddisfatte di come l’Italia ne cura gli interessi e stanno considerando altre collocazioni. Inoltre c’è il rischio che nel 2014 l’Italia perda il seggio, quando le proporzioni di influenza saranno ricalibrate a favore dei Bric con meno peso degli europei. In sintesi, la posizione italiana nel Fmi è gestita malissimo e ciò impedisce la diffusione globale di un’immagine veritiera sull’Italia. La rubrica lo segnala al nuovo ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, affinché intervenga. A Draghi, inoltre, segnala che un alto funzionario tedesco della Bce, in un recente seminario internazionale, ha dichiarato normale che l’Italia si finanzi al 6% essendo assimilabile ad un paese emergente. Surreale. Appare evidente la priorità di ripristinare la verità sull’Italia e di governare le profezia su di essa nei luoghi dove si forma.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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