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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-6-20

20/6/2012

L’Italia è sola e dovrà darsi un progetto nazionale fortissimo

Le alleanze che nel passato sono state moltiplicatori di potenza per l’Italia, e garanti esterni del debito, o sono in crisi o forniscono meno vantaggi a Roma: Nato, G7, UE/Eurozona. Inoltre l’Italia soffre di uno stallo degli imperi. Quello americano e tedesco non hanno voglia di spendere soldi per mantenerlo. Ciò porta alla situazione paradossale di un’Italia che deve pagare per farsi annettere al Reich. E se volesse uscire dall’euro per trovare una posizione più vantaggiosa sotto l’ombrello statunitense, cosa possibile senza tragedie se la nuova lira fosse agganciata con cambio fisso al dollaro, difficilmente Washington accenderebbe la linea di credito di almeno 2 trilioni di dollari che servirebbe ad evitare l’insolvenza del debito italiano in fase di transizione. In questa situazione il governo Monti ha scelto di ridurre il costo di annessione al Reich e tenere in vita l’idea di un’Europa comunitaria che bilanciasse lo strapotere tedesco. Ma non ci è riuscito. Il progetto di mettere l’Italia al centro delle mediazioni europee per ottenere in cambio influenza e sconti sta svanendo. La continuità dell’asse franco-tedesco, dove Hollande ha accettato il ruolo di ascaro di Berlino in cambio di uno sconto speciale che permetterà a Parigi di non applicare il rigore, toglie ogni spazio di manovra all’Italia. Che per questo non avrà sconti. L’Italia è sola. Ora Roma ha due strade: o accetta l’impoverimento definitivo dovuto all’autoannessione con tassa al Reich oppure si mette a posto da sola con un progetto nazionale fortissimo e cerca di prendere una posizione di potenza autonoma. La rubrica scenarizza che l’Italia potrebbe farcela, in teoria, a mettersi sia in ordine contabile sia in configurazione prospettica di crescita. Può, infatti: (a) tagliare in 5 anni 150 miliardi di spesa e tasse; (b) ridurre di almeno 400 miliardi in un triennio il debito trasferendo il patrimonio disponibile di 600-800 miliardi (immobili, concessioni e partecipazioni, nazionali e locali) ad un fondo che lo valorizzi, finanziarizzi e, gradualmente, venda. Ciò la renderebbe, in qualche anno, aderente agli standard di credibilità del mercato globale con forza propria senza chiedere aiuti ad alcuno. Con tale forza interna, poi, potrebbe prendere una posizione intermedia tra gli imperi americano e tedesco che dovrebbero pagarla per averla con se, volta per volta, nelle loro sfide con quelli cinese e russo. Con alleanze ad hoc Roma potrebbe prendere una posizione centrale nel Mediterraneo ed in Africa ritrovando una forza geopolitica che assicuri vantaggi economici. Tra cui quello di poter scegliere se restare nell’euro o andare nel dollaro o, meglio, influenzare la convergenza tra i due. Fantapolitica? I realisti sostengono che lo sia non per infattibilità teorica, ma per improbabilità che le èlite italiane capiscano e tentino un progetto nazionale forte, anche perché l’elettorato è stato per anni condizionato dal conformismo eurolirico. Il fallimento di Monti, infatti, è anche dovuto alla sua difficoltà di scegliere se sta servendo l’interesse nazionale o quello europeo, cioè ad una confusione sulla bandiera a cui dare lealtà. Per questo la rubrica suggerisce, prima di tutto, lucidità di analisi: il mondo si sta frammentando in blocchi, l’Europa non esiste più ed è impero tedesco, l’Italia è costretta a prendere forza autonoma per sopravvivere nel nuovo ambiente. E’ ora di progetto nazionale che renda l’Italia capace di influenzare le alleanze europea, atlantica ed altre a proprio vantaggio. Fino al punto di avviare un programma di potenza nucleare? Se servirà certo, se non servirà meglio, ma nulla va escluso. Questo nuovo modo di pensare troverà consenso se nuove èlite avranno il coraggio di offrirlo come soluzione ad una nazione che teme non ve ne siano più.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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