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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2013-3-26

26/3/2013

Perché ai giovani conviene restare in Italia e prendervi posizioni di investimento

Questo scenario è dedicato ai giovani che stanno preparandosi ad abbandonare l’Italia perché ritenuta moribonda. Sappiano che è più probabile, dopo un periodo caotico di 2/3 anni, che l’ambiente economico italiano diventi uno tra i più densi di opportunità nel mondo next. L’Italia ha la più alta concentrazione di capitale intellettuale del pianeta, la California è seconda. Il capitale sociale – attivismo individuale, livello delle competenze e propensione all’ordine comunitario – è molto elevato nel settentrione. Il meridione sconta in negativo secoli di latifondo e decenni di assistenzialismo che hanno consolidato una cultura diffusa dell’opportunismo, ma ciò abbassa solo l’indicatore di ordine e non quelli di attivismo e competenza, rendendo anche questa area etnica compatibile con lo scenario di rinascita competitiva della nazione. Il capitale politico è zero e ciò deprime sia i potenziali delle altre due forme del capitale stesso sia il ciclo di quello finanziario. Da un lato, è comprensibile che i giovani siano pessimisti alla luce dei fatti politici recenti e correnti. Dall’altro, questi stessi fatti mostrano che la crisi dello Stato e della politica sia arrivata alla fase finale. Partiti, sindacati, roccaforti burocratiche e tutte le robe vecchie del regime partitico italiano non riescono più a fornire soluzioni. La popolazione crescente che le chiede e non le riceve le cercherà in un cambiamento totale di modello. Pertanto lo scenario più probabile è quello di una fluttuazione discontinua del consenso spinta da una società mobilizzata dal rischio evidente di perdere il patrimonio. Quale attrattore la catturerà: uno irrazionale, tipo il grillismo, o razionale? La qualità media elevata della società rende più probabile il prevalere di un attrattore razionale. Pertanto dobbiamo attenderci una nuova politica entro un triennio ed un nuovo stato poco dopo. L’incertezza previsionale riguarda il periodo di transizione dove in effetti sono possibili spirali catastrofiche, come temuto dal Fmi. Ma se fossero evitate e se una politica razionale prevalesse potrebbe questa risolvere i problemi strutturali? Facilmente. Lo Stato sociale italiano, occupato dai partiti e dai loro stili clientelari e per questo mai riformato, spende circa 100 miliardi annui per impieghi inutili. Quindi l’Italia potrà tagliare questa cifra, e le tasse, senza nemmeno intaccare la socialità dello Stato così riuscendo sia a creare le condizioni fiscali per il rilancio sia a mantenere il pareggio di bilancio, a basso impatto di dissenso. Il debito? L’Italia galleggia su un mare di gas e petrolio. Rimosse le minoranze irrazionali che ne bloccano lo sfruttamento, sarà facile costruire un prodotto finanziario basato su tali risorse che copra tutto il debito, e ben di più. In via di rapido risanamento, l’Italia impoverita da decenni di malgoverno presenterà innumerevoli opportunità caratterizzate da basso costo di acquisizione ed elevato potenziale di sviluppo/ricrescita, superiore, appunto, a qualsiasi altro nel mondo. Il Reich? Contenibile, l’imbecillità della Germania distrugge i deboli, ma permette ai forti di batterla facilmente. La geopolitica? Un’Italia in rinascita e credibile avrebbe dall’America il ruolo proconsolare, con forte autonomia, per il Mediterraneo. Per questo ai giovani conviene restare e, i più dotati, prendere già ora posizione di investimento sia nel business sia nella politica. Il rubricante, pur capelli bianchi, sta riposizionando le sue attività, in particolare il venture capital, dall’estero all’Italia proprio per questi motivi. Re-start-up.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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