Versione corretta

Perché lo Ior ha voluto sfiduciare con parole lesive della dignità Ettore Gotti Tedeschi mentre bastava suggerirgli le dimissioni, per altro da questi già annunciate? Il rubricante prova amicizia e stima per l’ex presidente dello Ior ed è incline a difenderne la reputazione. Ma non impegnerebbe queste preziose pagine solo per fatto personale. Infatti c’è di più, che chiama scenario: il conflitto entro il Vaticano non è per nulla finito. Gotti umiliato ed infuriato sta scrivendo, su richiesta, un rapporto devastante, che per suo stile terrà riservato e solo per altissimi occhi, ma che sta creando un’attesa di misteri svelati. Vista la densità di agenti segreti che spiano la Chiesa, ultimo ed assediato potere veramente globale, per influenzarla, è probabile che il rapporto esondi. La rubrica ritiene prioritario far finire i conflitti nella governance vaticana. E lo pensa non in quanto credente, ma perché vorrebbe che nel futuro un papa capace di far convergere tutti i cristiani – progetto di Giovanni Paolo II rinforzato da Benedetto XVI - fosse in grado di mettere una corona sulla testa di un imperatore che ricompatti l’occidente in frammentazione. Senza papa non c’è imperatore. La Chiesa, pertanto, deve preservarsi come fonte di legittimità morale. E per riuscirci la sua struttura organizzativa non può accettare correnti tra loro conflittuali, fonte di disordini che poi minano da sotto il lavoro che viene fatto sopra. Per questo, nelle contingenze, la rubrica raccomanda a Gotti di esprimere solo a voce le proprie analisi e ragioni. E prega chi ha voluto colpirlo oltre misura di trovare un modo pubblico per restituirgli la dignità, morale e professionale, che merita. Metteteci una santa pietra sopra. Con quale compromesso? Gotti, inizialmente, ha ricevuto il mandato di rendere la finanza vaticana trasparente ed efficiente. Nella sua attività si è certamente scontrato con un problema di difficile soluzione entro la Chiesa: talvolta il santo denaro deve essere impiegato per motivi di priorità mistica, morale, solidale e geopolitica contro le logiche normali di prudenza finanziaria, efficienza e trasparenza. Conoscendo il carattere inflessibile di Gotti è probabile che questi abbia preteso, invece, di rispettarle in modo assoluto. Ciò ha posto il problema di ripartire la governance finanziaria tra gestione politica opacista e tecnica trasparentista, creando così un conflitto tra due logiche incompatibili entro un solo istituto, lo Ior, che è poi sfociato in un conflitto per la sua conduzione. La parte opacista vincente ha voluto delegittimare il dimissionario Gotti per togliere forza alle sue eventuali reazioni ed alla controffensiva della parte ora perdente, ma ancora combattiva. Raccomandazione pacificante: create due entità per servire le due logiche. Uno Ior che rispetti le norme internazionali di trasparenza e si comporti come istituto bancario normale e un fondo sovrano, sotto gestione politica, per gli interventi finanziari straordinari che richiedono riservatezza, con operatività extra-moenia. E’ stato fatto del male ad un uomo di eccezionale consistenza morale e tecnica, pur con un caratteraccio, perché non si è pensato ad un simile compromesso tra ragion di stato e requisito etico specifico dello stato vaticano. Ma c’è tempo per riparare, possibilmente in silenzio.

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Perché lo Ior ha voluto sfiduciare con parole lesive della dignità Ettore Gotti Tedeschi mentre bastava suggerirgli le dimissioni, per altro da questi già annunciate? Il rubricante prova amicizia e stima per l’ex presidente dello Ior ed è incline a difenderne la reputazione. Ma non impegnerebbe queste preziose pagine solo per fatto personale. Infatti c’è di più, che chiama scenario: il conflitto entro il Vaticano non è per nulla finito. Gotti umiliato ed infuriato sta scrivendo, su richiesta, un rapporto devastante, che per suo stile terrà riservato e solo per altissimi occhi, ma che sta creando un’attesa di misteri svelati. Vista la densità di agenti segreti che spiano la Chiesa, ultimo ed assediato potere veramente globale, per influenzarla, è probabile che il rapporto esondi. La rubrica ritiene prioritario far finire i conflitti nella governance vaticana. E lo pensa non in quanto credente, ma perché vorrebbe che nel futuro un papa capace di far convergere tutti i cristiani – progetto di Giovanni Paolo II rinforzato da Benedetto XVI - fosse in grado di mettere una corona sulla testa di un imperatore che ricompatti l’occidente in frammentazione. Senza papa non c’è imperatore. La Chiesa, pertanto, deve preservarsi come fonte di legittimità morale. E per riuscirci la sua struttura organizzativa non può accettare correnti tra loro conflittuali, fonte di disordini che poi minano da sotto il lavoro che viene fatto sopra. Per questo, nelle contingenze, la rubrica raccomanda a Gotti di esprimere solo a voce le proprie analisi e ragioni. E prega chi ha voluto colpirlo oltre misura di trovare un modo pubblico per restituirgli la dignità, morale e professionale, che merita. Metteteci una santa pietra sopra. Con quale compromesso? Gotti, inizialmente, ha ricevuto il mandato di rendere la finanza vaticana trasparente ed efficiente. Nella sua attività si è certamente scontrato con un problema di difficile soluzione entro la Chiesa: talvolta il santo denaro deve essere impiegato per motivi di priorità mistica, morale, solidale e geopolitica contro le logiche normali di prudenza finanziaria, efficienza e trasparenza. Conoscendo il carattere inflessibile di Gotti è probabile che questi abbia preteso, invece, di rispettarle in modo assoluto. Ciò ha posto il problema di ripartire la governance finanziaria tra gestione politica opacista e tecnica trasparentista, creando così un conflitto tra due logiche incompatibili entro un solo istituto, lo Ior, che è poi sfociato in un conflitto per la sua conduzione. La parte opacista vincente ha voluto delegittimare il dimissionario Gotti per togliere forza alle sue eventuali reazioni ed alla controffensiva della parte ora perdente, ma ancora combattiva. Raccomandazione pacificante: create due entità per servire le due logiche. Uno Ior che rispetti le norme internazionali di trasparenza e si comporti come istituto bancario normale e un fondo sovrano, sotto gestione politica, per gli interventi finanziari straordinari che richiedono riservatezza, con operatività extra-moenia. E’ stato fatto del male ad un uomo di eccezionale consistenza morale e tecnica, pur con un caratteraccio, perché non si è pensato ad un simile compromesso tra ragion di stato e requisito etico specifico dello stato vaticano. Ma c’è tempo per riparare, possibilmente in silenzio.

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2012-5-29

29/5/2012

Come far finire il conflitto tra trasparentisti e opacisti in Vaticano

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Perché lo Ior ha voluto sfiduciare con parole lesive della dignità Ettore Gotti Tedeschi mentre bastava suggerirgli le dimissioni, per altro da questi già annunciate? Il rubricante prova amicizia e stima per l’ex presidente dello Ior ed è incline a difenderne la reputazione. Ma non impegnerebbe queste preziose pagine solo per fatto personale. Infatti c’è di più, che chiama scenario: il conflitto entro il Vaticano non è per nulla finito. Gotti umiliato ed infuriato sta scrivendo, su richiesta, un rapporto devastante, che per suo stile terrà riservato e solo per altissimi occhi, ma che sta creando un’attesa di misteri svelati. Vista la densità di agenti segreti che spiano la Chiesa, ultimo ed assediato potere veramente globale, per influenzarla, è probabile che il rapporto esondi. La rubrica ritiene prioritario far finire i conflitti nella governance vaticana. E lo pensa non in quanto credente, ma perché vorrebbe che nel futuro un papa capace di far convergere tutti i cristiani – progetto di Giovanni Paolo II rinforzato da Benedetto XVI - fosse in grado di mettere una corona sulla testa di un imperatore che ricompatti l’occidente in frammentazione. Senza papa non c’è imperatore. La Chiesa, pertanto, deve preservarsi come fonte di legittimità morale. E per riuscirci la sua struttura organizzativa non può accettare correnti tra loro conflittuali, fonte di disordini che poi minano da sotto il lavoro che viene fatto sopra. Per questo, nelle contingenze, la rubrica raccomanda a Gotti di esprimere solo a voce le proprie analisi e ragioni. E prega chi ha voluto colpirlo oltre misura di trovare un modo pubblico per restituirgli la dignità, morale e professionale, che merita. Metteteci una santa pietra sopra. Con quale compromesso? Gotti, inizialmente, ha ricevuto il mandato di rendere la finanza vaticana trasparente ed efficiente. Nella sua attività si è certamente scontrato con un problema di difficile soluzione entro la Chiesa: talvolta il santo denaro deve essere impiegato per motivi di priorità mistica, morale, solidale e geopolitica contro le logiche normali di prudenza finanziaria, efficienza e trasparenza. Conoscendo il carattere inflessibile di Gotti è probabile che questi abbia preteso, invece, di rispettarle in modo assoluto. Ciò ha posto il problema di ripartire la governance finanziaria tra gestione politica opacista e tecnica trasparentista, creando così un conflitto tra due logiche incompatibili entro un solo istituto, lo Ior, che è poi sfociato in un conflitto per la sua conduzione. La parte opacista vincente ha voluto delegittimare il dimissionario Gotti per togliere forza alle sue eventuali reazioni ed alla controffensiva della parte ora perdente, ma ancora combattiva. Raccomandazione pacificante: create due entità per servire le due logiche. Uno Ior che rispetti le norme internazionali di trasparenza e si comporti come istituto bancario normale e un fondo sovrano, sotto gestione politica, per gli interventi finanziari straordinari che richiedono riservatezza, con operatività extra-moenia. E’ stato fatto del male ad un uomo di eccezionale consistenza morale e tecnica, pur con un caratteraccio, perché non si è pensato ad un simile compromesso tra ragion di stato e requisito etico specifico dello stato vaticano. Ma c’è tempo per riparare, possibilmente in silenzio.

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