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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-5-15

15/5/2012

Il suicidio politico di Obama rilancia il progetto di impero occidentale

Può tornare in occidente la scenaristica al servizio degli imperi, depressa dall’incapacità degli europei di farne uno e dalla trasformazione dell’ America da impero in regno da parte di Obama, perché da qualche giorno è aumentata la probabilità che Romney vinca le presidenziali nel novembre 2012 e attui un progetto di ricostruzione della Pax Americana. Il quid che mancava a Romney per raggiungere la competitività elettorale glielo ha dato Obama con un suicidio politico: il sostegno ai matrimoni tra gay che, soprattutto, implica il loro diritto ad adottare bambini. Da un lato, l’America è all’avanguardia, sostenuta da un ampio consenso, nell’applicazione di regole non discriminatorie per chi è diverso in relazione agli standard tradizionali. Dall’altro, la maggioranza della società è cristiana e mai accetterà forme di famiglia diverse da quelle indicate nel Libro, tantomeno bimbi allevati da gay. Questo non vuol dire che per Romney sia cosa fatta. Il suo essere ricco ostacola il consenso nella classe media. Inoltre le elezioni americane dipendono dalla vittoria negli stati, non dal raggiungere la maggioranza del consenso nazionale, e negli stati più grandi, con più delegati, tende a prevalere la sinistra. Ma la posizione di Obama ha compattato e caricato il Partito repubblicano come non mai, fornendo a Romney quella spinta in più che potrebbe fargli guadagnare gli stati dove destra e sinistra sono quasi alla pari, portandolo alla vittoria. Tale probabilità è sufficiente per far riaprire i cassetti dove il rubricante aveva riposto, nell’era Obama, il progetto Nova Pax. Questo, in sintesi, propone la formazione di un mercato globale delle democrazie (Free Community) con regole adatte a tutelare la ricchezza di massa nei modelli di “capitalismo democratico”, cioè dotato di un confine netto, pur non impermeabile, con le nazioni che adottano il “capitalismo autoritario” e la competizione sleale, Cina in particolare. La Free Community diventerebbe più grande economicamente della Cina e potrebbe condizionarla: o democratizzi la società, pur nel giusto tempo, e liberalizzi il mercato interno o non assorbiremo più le tue esportazioni nelle quantità attuali. Tale azione imperiale darebbe al globo una governance capace di bilanciarne gli squilibri e imporrebbe, pur gradualmente, la democrazia a tutte le nazioni. Ma tale progetto dovrà per forza, cioè per motivi di scala, partire da una convergenza euroamericana, tra euro e dollaro, e dal rafforzamento della Nato e globalizzazione della sua missione di difesa. Il nucleo euroamericano poi coopterà nel tempo altre democrazie, iniziando dai G7, fino ad includere Australia, Sudafrica, Turchia, Brasile, India, ecc., incentivando le semidemocrazie come la Russia a perfezionarsi e ad entrare. La rubrica già interagì con la campagna di McCain nel 2008 in relazione al suo progetto di “Lega delle democrazie” che era compatibile con l’idea di Nova Pax. In giugno aprirà ufficio a Washington per convincere la campagna Romney che l’America non potrà tornare ad essere impero da sola, perché ormai troppo piccola, ma dovrà ricostituirlo in forma di alleanza a forte convergenza, pur con leadership americana. Tale progetto ridarebbe senso e scopo a quello di integrazione europea.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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