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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-2-7

7/2/2012

Perchè e come tentare in extremis un diverso metodo di salvataggio della Grecia

La politica europea punitiva, voluta dalla Germania, nei confronti della Grecia è irrazionale. Il taglio del debito concordato con i creditori (haircut) costerà loro, per lo più banche, un centinaio di miliardi che andranno scritti nei bilanci come perdita, poi spalmata nel sistema. Renderà formale comunque l'insolvenza con le relative conseguenze di sfiducia prolungata - nonchè di contagio sull'intera Eurozona - e aggravio duraturo dei costi per il sistema finanziario locale. Richiederà una ricapitalizzazione del sistema bancario greco tra i 40-60 miliardi. Il debito residuo, combinato con l'imposizione di un rigore di bilancio insostenibile, continuerà ad avere un peso depressivo sulla formazione del Pil. In sintesi, i costi diretti e a breve termine del metodo di salvataggio saranno tra i 150 ed i 200 miliardi e quelli indiretti, in termini di decrescita, attorno ai 250 miliardi in un decennio. Con due aggravanti: (a) l'impoverimento strutturale e duraturo della popolazione greca con rischio di destabilizzazione totale della nazione, tra l'altro membro della Nato ed in una posizione geografica a ridosso di un'area che si sta scaldando; (b) il segnale che l'Eurozona non è in grado di tenere insieme economie forti e deboli, aiutando le seconde, cosa che scoraggerà nuove inclusioni così rendendo l'area monetaria, ed il mercato integrato europeo che dovrebbe sorgere su questa base, un esperimento storico fallito. Probabilmente è troppo tardi per cambiare il modello di intervento, ma vale la pena tentare. Un'idea è quella di far assorbire tutto il debito greco (attorno ai 350 miliardi) dal fondo salvastati al prezzo del valore facciale dei titoli, ma senza pagamento degli interessi. La Grecia si impegnerebbe a ricomprarlo dal fondo entro 50 anni, al costo aggiuntivo del 2% (obiettivo di inflazione formale dell'Eurozona) emettendo un'obbligazione dedicata. Con la regola che ogni anno governo greco e Fondo europeo determineranno congiuntamente l'aliquota da ripagare senza deprimere l'economia. Atene dovrebbe impegnarsi al pareggio di bilancio e, in cambio, avrebbe oltre che l'alleggerimento come detto del peso debitorio anche la possibilità di usare il risparmio della spesa annua per interessi per scopi stimolativi. Tale formula da sola non risolverebbe tutto il problema perchè la Grecia non ha base industriale e deve comunque ridurre il suo enorme apparato pubblico perchè insostenibile. Ma alle condizioni dette potrà cercare con rinnovato ottimismo una sua via per la competitività. I 350 miliardi sono perfettamente neutralizzabili dal Fondo europeo se la nuova obbligazione greca cinquantennale avrà un formato scontabile presso la Bce. Piuttosto che creare un costo di 100 miliardi alla banche creditrici, reperire 40-60 miliardi per ricapitalizzare le banche greche e condannare con certezza la Grecia alla crisi duratura, con conseguenze sistemiche su tutti gli europei, francamente la rubrica raccomanda di valutare l'opzione di assorbimento totalitario del debito greco come qui abbozzato. E raccomanda di fare la stessa cosa per il Portogallo, attorno ai 150 miliardi da assorbire. Ma chi potrà proporlo? La rubrica ritiene che Benedetto XVI troverebbe le parole giuste, in tedesco, per riportare razionalità e generosità inclusiva in un'Europa che la ha perduta. Sarebbe poi piccante e ricostruttivo d'occidente se Roma salvasse Bisanzio.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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