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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-12-6

6/12/2011

Nel 2012 la crisi dell’euro verrà tamponata ma non chiusa

Parecchi lettori hanno chiesto uno scenario di sintesi, chiaro e semplice, relativo alla tenuta o meno di Eurozona ed Ue. Tre alternative teoriche nell’arco di 12 mesi: (a) dissoluzione dell’euro; (b) tamponamento temporaneo  della crisi; (c) soluzione definitiva stabilizzante.  La prima ha bassa  probabilità. Tutto il mondo si sta muovendo per evitare il caso peggiore, in particolare l’America, perché l’implosione dell’Eurozona devasterebbe il mercato globale. La scorsa settimana è stata mobilitata una massa di liquidità non-euro sufficiente a bilanciare i deflussi di capitale dall’euro. Le pressioni sull’Italia affinché renda credibile la traiettoria verso il pareggio di bilancio nel 2013, per non aumentare l’enorme debito, sono enormi. Perfino più pesanti sono quelle sulla Germania affinché accetti quello che il mercato chiede per ridare fiducia all’euro: una Bce con funzioni di prestatore illimitato di ultima istanza ed un governo economico unico  dell’Eurozona. Queste due condizioni chiuderebbero la crisi. Ma la Germania, pur aprendosi, non potrà concedere tutto e subito. Pertanto la seconda alternativa è la più probabile nel breve termine: il tamponamento della crisi, ma non la sua fine. Ciò sposta il punto critico dello scenario verso il 2013, con un brivido. Si è già visto nel 2007-08 che misure tampone o incomplete hanno finanziato la crisi invece di ridurla, portandola al punto di rottura. Nella nuova lo schema di stabilizzazione prevede sostegni di liquidità fino alla riorganizzazione dell’Eurozona, con due mosse: (1) più rigore in nazioni già stressate; (2) Germania  eurogarante. Nel 2012 la combinazione tra rigore e recessione  aumenterà il rischio di conflitti sociali in Italia e Francia. L’elettorato tedesco resterà ostile all’europeizzazione. L’eccesso di pressione per imporla porterebbe ad una rinascita del nazionalismo in Germania e la conseguente destabilizzazione politica della Ue. L’eccesso di germanizzazione dell’Europa per rilassare le tensioni interne tedesche potrebbe rendere più violenti e nazionalisti i conflitti da impoverimento. Ciò spaccherebbe la Ue da un altro lato. Per evitare ambedue i punti di rottura ci vorrebbe una euro-riorganizzazione lenta e calibrata. Ma il mercato la vorrà veloce. Inoltre la calibratura è difficile in fase di contrazione economica. Pertanto, senza una nuova soluzione, il sistema sarà vulnerabile a nuove crisi ed esposto a più punti di rottura. Ci vorrà una novità esterna perché l’Europa non ha soluzioni interne sufficienti. Quale? L’avvio dell’integrazione tra America ed Europa, tra dollaro ed euro. Inevitabile, per ambedue.       

(c) 2011 Carlo Pelanda
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