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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-11-22

22/11/2011

La priorità di de-provincializzare il pensiero economico e monetario tedesco

La Germania ha cominciato ad arrendersi alla realtà accettando l’idea di soluzioni europee e non solo nazionali alla crisi di fiducia sugli eurodebiti. Ma continua a rifiutare la soluzione più efficace, che farebbe finire presto la crisi: dare alla Bce la facoltà di agire come prestatore di ultima istanza, in particolare di poter comprare in quantità illimitate titoli di debito, così garantendoli. La scuola tedesca di politica monetaria ritiene che  la possibilità di stampare moneta di fatto comprando titoli di debito, e di compiere altre operazioni denominabili come “quantitative easing”, implichi un aumento certo dell’inflazione nell’ambito di una teoria guida dove il rischio di recessione è preferibile a quello di un minimo incremento dell’inflazione stessa. In base a queste credenza e dottrina la Bundesbank emette comunicazioni terroristiche che rendono difficile per la politica tedesca, sul piano del consenso, prendere posizioni realistiche in merito all’architettura dell’Eurozona. La rubrica ritiene che sia ora di sfidare apertamente la teoria della Bundesbank sul piano tecnico per portarla dall’idealismo al pragmatismo monetario. Non mostrando che il secondo è probabilmente superiore, ma dimostrando che il primo certamente provoca effetti contrari a quelli voluti.

Il punto è il trasferimento del criterio Bundesbank dal peculiare mercato interno tedesco a quello dell’Eurozona con prestazioni nazionali differenziate. La diffusione alle nazioni periferiche di austerità, deflazione e valore di cambio troppo elevati e stringenti, oltre che impoverirle, ha messo la Germania in una posizione di megasurplus commerciale nel mercato intraeuropeo e, soprattutto, di creditore netto. Tale posizione genera un aumento anomalo e concentrato di massa monetaria che proprio la teoria Bundesbank - altre meno - ritiene produca inflazione. Pertanto c’è il paradosso che l’ossessione contro l’inflazione della Bundesbank, quando estesa all’euromercato, sia causa di un aumento dell’inflazione stessa in euro. Il fenomeno è visibile solo in analisi molto dettagliate del ciclo del capitale intraeuropeo, cosa che pochi nel mercato fanno, e la rubrica ringrazia il supertecnico che glielo ha segnalato. Si studi questo punto, si sfidi la Bundesbank a negarlo e, se non ci riesce, si usi questa prova di sua inconsistenza poi smontare il cuore ideologico della sua teoria: l’equivalenza tra stabilità e fiducia che comporta il perseguimento della prima a scapito della seconda. Lo scopo è de-provincializzare il pensiero tecnico  tedesco, anche ridicolizzandolo, per rendere possibile l’euro.        

(c) 2011 Carlo Pelanda
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