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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-8-21

21/8/2012

L’Europa come fine in se è morta ma può rinascere come mezzo per il dominio globale dell’occidente

Dai primi anni ’90 il rubricante propone la seguente teoria politica per dare un significato all’alleanza tra europei: lo scopo della loro integrazione è quello di produrre ulteriori integrazioni. Tra chi? Tra le nazioni del capitalismo democratico. Contro chi? Quelle del capitalismo autoritario. Con quale fine? Quello di creare un’alleanza globale tra democrazie più grande e potente del complesso delle nazioni autoritarie allo scopo di democratizzarle. Come? Creando un’area di mercato, la “Free Community”, che condizioni gli accessi al rispetto del criterio democratico e del commercio leale (fair trade). Con aiuti per favorire agende realistiche e graduali di adesione. Per quale missione? Il progetto storico delle democrazie è quello di realizzare il capitalismo di massa come strumento per riempire di concretezza la libertà dell’individuo. La globalizzazione del progetto democratico ha lo scopo di rendere libero ogni individuo del pianeta. L’Europa va vista come mezzo per tale fine e non come fine in se. Nell’ultimo ventennio il rubricante ha generato un ventaglio di teorie settoriali per sostenere quella principale. La teoria configurazionale della “sovranità contributiva”, contrapposta a quelle denazionalizzanti, vede le nazione come unità base per ogni architettura internazionale in quanto luogo che meglio combina il rispetto di standard internazionali con le specificità locali, per questo “sovranità contributiva”. Rafforzata dalla Teoria delle sovranità bilanciate (con Savona, 2001) dove una nazione cede parte della sovranità allo standard, per aprirsi ai flussi economici globali, ma questo gliela ritorna in modo compatibile allo standard stesso, così rendendola convergente con le altre. Scenario: nel futuro, circa 200 nazioni democratiche convergenti renderanno fattibile ed equilibrabile la governance globale ed un’area monetaria ottimale planetaria. La teoria del “welfare di investimento” come modello economico per la sovranità contributiva: tasse minime, ma impiego massimizzato delle risorse fiscali per trasformare i deboli in forti. Modello necessario per una convergenza euroamericana, basata sulla compatibilità dei “welfare di investimento”, come nucleo iniziale, esteso al G7, per lo sviluppo evolutivo della Free Community globale. Tale teoria/strategia è stata dettagliata in molteplici pubblicazioni, dal 1994 ad oggi (si veda www.carlopelanda.com) e presentata alle èlite con il potere di avviarla. Ma, con l’eccezione di quelle nipponiche che nel 1996 la esaminarono in un seminario dello Yomiuri Shimbun e dell’adozione parziale da parte della Campagna McCain nel 2008, il progetto è sempre stato rigettato. Da quelle americane per tre motivi: l’America vuole fare impero da sola e non condizionata da alleati; il fair trade è incompatibile con il free trade; l’apertura delle nazioni al libero mercato è condizione sufficiente per la loro futura democratizzazione. Da quelle europee con i seguenti argomenti: (eurolirici) la supernazione europea è un valore in se; (tedeschi) l’Europa è uno strumento di moltiplicazione di potenza della Germania il cui interesse è euroasiatico e mercantilista, non certo democratizzante; (tutte, continentali) è impensabile modificare il welfare assistenziale. Il punto: questi motivi stanno rivelandosi controproducenti o infattibili: (a) l’America è ormai troppo piccola per fare impero da sola; (b) il commercio internazionale non regolato ha impoverito le nazioni ricche e quando l’America se ne è accorta non ha avuto la forza di ri-bilanciarlo; (c) l’accesso non condizionato alla globalizzazione ha rafforzato i regimi autoritari; (d) la germanizzazione dell’Europa ne ha causato la frammentazione; (e) il modello assistenziale europeo genera debiti insostenibili. Per queste ragioni il rubricante propone alle èlite europee, invece di arrendersi alla rinazionalizzazione o proseguire in un’idea di Europa tecnicamente fallita e moralmente debole, di valutare questo progetto di riorganizzare l’Europa per una missione estroversa, costitutiva di occidente con nuovo potere globale. Progetto Nova Pax.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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