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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-9-27

27/9/2011

L’eccesso di pessimismo economico è ingiustificato

La situazione attuale dell’economia globale va scenarizzata come un movimento in basso nel trend di ripresa lenta oppure come l’aprirsi di un nuovo ciclo con alto rischio di spirale catastrofica?

Il fuoco dell’analisi è sul mercato americano perché è ancora la locomotiva della domanda globale.  Bernanke ha confermato il timore di una nuova recessione in America  inaugurando un’azione di politica monetaria d’emergenza, molto sofisticata (Twist) mai finora tentata da alcuno, pur prevista negli studi teorici: manovrare le masse monetarie, attraverso quella dei titoli, in modo da creare un attesa di tassi di lungo termine molto bassi. A cosa serve? Molti tecnici hanno interpretazioni diverse. Ma è evidente lo scopo di poter aumentare l’inflazione nel breve termine senza creare un’attesa di inflazione nel lungo. Il mercato ha avuto una reazione mista. La conferma del timore, appunto, lo ha depresso. Ma l’evidenza che la Riserva federale, diversamente dalla politica, cerca di fare di tutto, ma proprio di tutto, per spingere la crescita non gli ha fatto scontare, ancora, lo scenario peggiore. Anche perché gli indicatori non mostrano i precursori di una recessione (rialzo dei tassi e inversione delle curve di espansione). L’altro fuoco di analisi è l’Eurozona perché la sua eventuale crisi ne comporta una bancaria globale, questa sì catastrofica. Da un lato, senza un cambiamento di modello l’euro imploderà. Dall’altro la Bce può generare la liquidità sufficiente, in combinazione con il fondo salvastati, sia per arginare il costo di rifinanziamento dei debiti sovrani più a rischio sia per finanziare le banche con problemi. Quindi potrà dare tempo alla politica – uno o due anni – per migliorare il modello. Non è qui il problema. Lo è la minor crescita indotta dalla deflazione da rigore, complicata dalla possibile riduzione dell’export per la contrazione della domanda globale che mette in difficoltà la Germania facendo emergere, senza la copertura dell’export stesso, l’incredibile inefficienza del suo modello interno. Ma non al punto da far temere una grave recessione. In sintesi, lo scenario che sembra più realistico prevede un momento basso della ripresa lenta in America ed Europa, che potrebbe durare per buona parte del 2012, ma non l’avvio di una spirale catastrofica. Questa non è escludibile, ma via l’implosione della Cina che ha un fragilissimo mercato interno totalmente dipendente dall’export. Un anno basso in America ed Europa potrebbe farlo saltare. Infatti lo scenario va precisato quando sarà più chiara la situazione della Cina. Ma al momento non c’è motivo per eccessi di pessimismo.         

(c) 2011 Carlo Pelanda
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