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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-9-6

6/9/2011

L’America riprenderà la crescita grazie alla fiducia in Bernanke e nella rimozione di Obama

La crisi dell’ America è strutturale o solo contingente? Questa domanda viene indirizzata ai pensatoi in modi sempre più pressanti. Gli scenari 2010  prevedevano l’avvio di una forte ripresa entro giugno. Da un lato, hanno visto giusto l’accendersi di scintille. Dall’altro, queste non hanno acceso il fuoco. La delusione ha provocato un eccesso di pessimismo e nervosismo nel mercato rendendolo, in estate, oltremodo ribassista. Infatti nello scenario di breve termine sta aumentando il rischio di recessione, con picco nella prima parte del 2012, indotta non da una contrazione dell’economia reale, ma da una sfiducia generalizzata  che impedisce alla liquidità, pur abbondante, di trasformarsi in più investimenti e consumi. La domanda detta sopra è in realtà più un prodotto di questo clima di nervosismo  che non basata su dati che indichino veri cedimenti strutturali. Il fuoco non si è acceso non perché la legna mancasse, ma perché era bagnata.   Tuttavia, se la profezia non sarà invertita, una  crisi di fiducia prolungata potrebbe certamente indurre un cedimento strutturale dell’America con conseguente depressione globale catastrofica. Pertanto  la vera domanda è se qualcuno in America potrà ricreare la fiducia.

 Obama, bagnatore di legna, non è credibile. Bernanke, Presidente della Riserva federale, ha percepito che il mercato aveva bisogno di un produttore alternativo della fiducia e ha preso questa posizione sia criticando la politica stessa sia assicurando che, se necessario, farà scelte inflazionistiche estreme. Il mercato non ha invertito il ribassismo, ma ha dato fiducia a Bernanke e non sta più scontando la catastrofe.  Anche perché intravede all’orizzonte un boom nel 2013 spinto dalla rimozione del socialista Obama nel 2012, dall’onda  inflazionistica che promette succulente megabolle e dall’attesa di tasse e regolazioni decrescenti offerte da un neoeletto repubblicano. Tale  profezia ottimistica, con fonti di fiducia succedanee ed anomale, nonché con tempi remoti, forse non avrà la forza di evitare una lieve recessione nel breve termine. Ma certamente asciugherà la legna preparandola a prendere fuoco. Pertanto la risposta alla domanda iniziale è: la crisi americana è contingente e non strutturale, anche se invertibile solo entro 12-18 mesi. L’America riprenderà a trainare la domanda globale, ma, nel medio termine – per la lentezza con cui riassorbirà la disoccupazione - in volumi non sufficienti da permettere alle nazioni che bilanciano la poca crescita interna con l’export di continuare a farlo, in particolare Cina e Germania. Questi, e l’Eurozona, andranno in crisi strutturale.       

(c) 2011 Carlo Pelanda
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