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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-7-5

5/7/2011

Il mercato finanziario sta passando dalla fiducia alla fede

Il mercato finanziario globale non sta scontando i rischi che stanno prendendo evidenza. Perché?

 Da un lato, il fatto che il mercato sia orbo non è una novità. Si è fatto sorprendere dalle crisi del 1997/98 (Asia), 2000 (sbolla) e 2007/08 (bancaria). Ma questa vista corta è stata più frutto di un calcolo che di cecità. Si gonfiava una bolla oltre il limite in quanto il rischio era demoltiplicato dalla fiducia che in caso di guai sarebbero intervenuti un prestatore di ultima istanza e la nascita di una nuova bolla. Infatti Greenspan, per tamponare le crisi del 1997 e del 2001, fece esattamente così. D’altro lato, le possibili crisi che si stanno profilando nel prossimo futuro appaiono di tali dimensioni da non trovare più un salvatore che possa giustificare una detrazione nel calcolo del rischio. I debiti delle economie più grandi hanno raggiunto un volume tale da rendere improbabile che vengano ripagati: Giappone oltre il 200% del Pil; Stati Uniti ed Italia oltre il 100%; Francia e Germania verso l’80%. Quest’ultima ha messo in Costituzione l’obbligo al pareggio di bilancio (dal 2016) per comunicare che il suo debito non salirà più. Lo stesso modello è stato imposto all’Italia, l’America dovrà mettere un tetto. Ma l’austerità deprimerà la crescita ed il debito diventerà comunque insostenibile. In teoria, il mercato dovrebbe smettere di comprare titoli di debito sia per non caricarsi di rischio totale sia per costringere i governi a fare l’unico vero risanamento non deflazionistico: vendere patrimonio pubblico  per portare il debito entro soglie di sostenibilità. Tra l’altro un megabusiness. Ma così non sta facendo, limitandosi solo ad alzare il premio di rifinanziamento dei debiti. Dovrebbe diventare molto più selettivo negli investimenti in Borsa. Dovrebbe ridurre l’esposizione in dollari ed euro, il primo a rischio di svalutazione ed il secondo di dissoluzione. Dovrebbe uscire  dalla Cina che è a rischio crescente di implosione. Ma l’industria finanziaria è evoluta in un ambiente che non richiedeva selettività e non saprebbe come applicarla. Se uscisse da dollaro, euro, Borse e Cina non saprebbe dove andare. Abituato al salvatore di ultima istanza non riesce a concepire uno scenario che ne è privo. Ecco perché sottostima i rischi futuri evidenti, semplicemente, non guardandoli. Un grande attore della finanza globale, partner del rubricante, ha commentato: se non possiamo più avere fiducia avremo fede. Anche la rubrica resta ottimista, ma solo per la convinzione che interverranno sorprese positive basate sulla capacità del capitale di creare la realtà  e non per i dati reali.          

(c) 2011 Carlo Pelanda
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