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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-6-14

14/6/2011

Astronavi robotizzate per rilanciare la conquista dello spazio

Nel 1969, epoca del primo sbarco sulla Luna, la costruzione dei primi esohabitat fuori dalla Terra era scena rizzata dopo due secoli. Oggi tale evento non è nemmeno probabilizzabile a causa della regressione dei programmi spaziali.  Questi sono ostacolati dai costi enormi richiesti per ospitare essere umani nei veicoli. Sono ridotti nel raggio da un calcolo che trova l’utilità (militare e civile) solo per mezzi che operino nell’orbita. La presenza umana in astronavi e basi spaziali è seriamente compromessa da problemi medici generati dall’assenza di gravità. Che creano dubbi anche sugli effetti dell’ipogravità, tali da archiviare  progetti privati quali una Las Vegas sulla Luna e la sua competitività commerciale principale, cioè il sesso ad un sesto della gravità terrestre. Restano solo, con problemi, progetti di turismo (sub)orbitale. La pressione strategica utile ad alimentare la competizione per la conquista dello spazio remoto è poca perché la Cina è ancora lontana dal poter sfidare l’America  e l’Amministrazione Obama ha abbandonato nel 2010 la politica spaziale di superiorità decisa da Bush nel 2006 per problemi di budget. Il concetto di esplorazione spaziale sta tornando dal dominio all’azione puramente conoscitiva. La rubrica è molto preoccupata da questa esoregressione perché interrompe il progresso in un settore chiave dell’ambizione antropica. Come rilanciarlo?

Con la seguente esostrategia, proposta all’industria aerospaziale americana ed europea: (a) creare astronavi robotizzate senza umani, per questo con costi molto ridotti, guidate da intelligenza artificiale (mettere in orbita le componenti con lanciatori a basso costo per assemblarle nello spazio); (b) tale possibilità permetterà all’industria occidentale di convincere i governi che potranno puntare al dominio spaziale oltre l’orbita a costi sostenibili; (c) dimostrare, ed è facile, che il controllo dell’orbita, e quindi della Terra, richiede capacità di presidio esterne estese fino a tutto il sistema solare, scatenando così una nuova esocompetizione tra potenze; (d) dotare i nuovi esorobot di capacità costruttive nello spazio profondo, per esempio la fusione di metalli degli asteroidi, con cui creare cantieri, navi più grandi e esohabitat a gravità artificiale predisposti per umani. Ma esiste un’intelligenza artificiale così evoluta? Basta amplificare la tecnologia corrente dei droni accelerando l’evoluzione di cervelli artificiali più capaci di decisioni autonome. Il punto più critico è la scala degli investimenti: servono consorzi industriali euroamericani che spingano l’integrazione tra Nasa ed Esa. Piero?     

(c) 2011 Carlo Pelanda
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