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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-4-17

17/4/2012

L’Eurozona non potrà far altro che uscire dalla crisi via inflazione

Il mercato finanziario sta ridando probabilità allo scenario di implosione dell’euro per insostenibilità del debito da parte di molte nazioni a cui il trattato Fiscal Compact imposto da Berlino toglie ogni flessibilità per stimolare la crescita. Più a rischio sono Spagna e Portogallo, nonché la Grecia già kaputtata, perché senza base industriale. Segue l’Italia che ha grande forza industriale, ma un debito di entità inabilitante. Poi la Francia che ha buona base industriale, un debito non eccessivo, ma crescente per la difficoltà di tagliare il finanziamento in deficit di garanzie troppo onerose. Poi l’Olanda e via così, lasciando fuori solo Germania. Ma non per molto. Berlino si illude di ampliare l’export verso l’Asia per compensare quello che sta perdendo verso il mercato europeo in depressione, motivo per cui non ha esitato a deflazionarlo. Ma tale strategia non sarà sufficiente, anche per i problemi presenti e prospettici della Cina, e la Germania è a serio rischio di kaputtare se non cambia qualcosa nell’Eurozona. Cosa? Nel breve termine la Bce dovrà certamente fare un terzo megafinanziamento LTRO, o simile, al sistema bancario affinché questo sostenga i debiti. Ma c’è un limite alla possibilità di compensare con iniezioni indirette di liquidità la depressione da rigore, la crisi del debito e del credito. Per questo sono necessarie due azioni meglio risolutive, inevitabilmente inflazionistiche: (a) l’acquisto diretto e massivo dei titoli di eurodebito da parte della Bce; (b) la svalutazione competitiva dell’euro, in parte conseguente alla prima mossa, in parte da forzare. Si pensava che il programma LTRO fosse un modo indiretto per comprare debito compatibile con lo statuto Bce, ma è meno efficace di quanto sperato. Le banche si riempiono di titoli nazionali diventando più vulnerabili e l’impiego della liquidità per comprare i titoli stessi drena risorse per il credito. La Bce dovrà sgravarle e forzarle a maggiori impieghi per il mercato. Inoltre dovrà portare a convergenza verso i minimi i rendimenti dei titoli nelle aste di rifinanziamento. L’unico modo per fare queste cose è comprare direttamente tonnellate di debito, come tutte le altre Banche centrali di Stati megaindebitati. Ma non basterà. Dovrà anche portare l’euro in svalutazione competitiva per aiutare la crescita via export di tutti, in generale, in particolare per l’attrazione di turismo ed investimenti nelle nazioni mediterranee più nei guai. La Germania si opporrà, ma non potrà fare altro che accettare tale soluzione di uscire via inflazione dalla crisi. Il problema non è se lo farà, ma quando. O dopo le elezioni tedesche del 2013, come chiede sottobanco Merkel da tempo, o prima sotto la pressione delle ribellioni spagnola, già esplicita, e greca e francese, in arrivo, alla follia rigorista tedesca. Se Berlino non mollasse salterebbero non solo l’euro, ma la stessa Germania. Infatti il problema maggiore non sarà questo, ma la disponibilità dell’America ad accettare una rivalutazione del dollaro. Nel 2013 dovrebbe avere condizioni di crescita, e necessità di riordinare i conti pubblici, che renderanno meno necessaria e più dannosa la svalutazione del dollaro. Ma per evitare che quella dell’euro mandi in bolla il dollaro dovrà accettare un accordo monetario tra i due, di stabilizzazione dei cambi, anche favorito dalla Cina terrorizzata dall’idea che lo yuan legato al dollaro, pur meno, si alzi compromettendo il suo export in Europa. Paradossalmente, l’uscita inflazionistica e svalutativa dell’Eurozona dalla crisi contribuirebbe alla stabilizzazione globale. Divertente e motivo in più per perseguirla.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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