ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2011-5-31

31/5/2011

Serve la forza di un progetto nazionale per cambiare l’Italia

 L’Italia incompiuta è un’opportunità perché potrà ricorrere ad un nuovo progetto costitutivo di nazione  per rinnovarsi.

 I “progetti nazionali” hanno una forza simbolica che permette di massimizzare la concentrazione del consenso per cambiare. Assimilabile alla “situazione nascente” come definita da Alberoni. Nessun programma politico di parte e leader pur fortissimi avrebbero la medesima capacità. Il ventennio di Berlusconi, infatti, fornisce una lezione: il modello economico e politico in Italia è talmente strutturato da non renderlo modificabile via azioni normali. Poiché è depressivo e degenerativo cambierà certamente sotto la pressione della crisi, ma con il rischio o di un impoverimento irreversibile e/o di una deriva populista, per esempio l’Argentina degli anni ‘40. Prima che ciò avvenga L’Italia, dove mai Stato e nazione sono riusciti a connettersi bene, ha la fortuna di essere suscettibile di un atto neocostitutivo entro il quale veicolare il cambiamento di modello altrimenti quasi impossibile. L’intuitivo Bossi adottò una leva simbolica simile (Padania e secessione) per cambiare l’incambiabile, ma senza prendere massa critica per riuscirci. Questa lezione  suggerisce  di caricare il nuovo progetto nazionale con linguaggi inclusivi, positivi e non de-evolutivi. Con il requisito di de-territorializzarli per evitare critiche di provincialismo etnico o neofascismo, impiegando la seguente teoria. Il miglior idealscenario futuro vede un mondo fatto di 200 nazioni, tutte democrazie funzionanti sul piano della qualità politica e delle prestazioni economiche. Tale situazione di “sovranità convergenti” renderà possibile una governance più efficace nell’evitare squilibri e conflitti.  Pertanto organizzare bene la propria nazione è un atto di “patriottismo positivo” che armonizza luogo e logos. Ed il progetto metanazionale  del capitalismo di massa: la nazione ben organizzata è il presidio locale, in relazione al sistema globale, del sogno di ricchezza e riscatto di tutta l’umanità. L’Italia deve compiersi come Stato nazionale forte, ricco, efficiente, per diventare una risorsa di sicurezza e sviluppo globali, cioè per darsi una “sovranità contributiva”. Questa missione nazionale fortissima accenderà il consenso per: (a) rinnovare la Costituzione e creare una Repubblica presidenziale, cioè una governabilità verticale come strumento per cambiare sul serio le cose; (b) abbattere una parte del debito vendendo patrimonio così liberando la nazione dalle catene; (c) dare priorità alla crescita economica modificando il modello di conseguenza. Solo il scriverlo già eccita, futurizza.           

(c) 2011 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli