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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-4-26

26/4/2011

Il mercato è ottimista perché stufo di dover essere pessimista

Gli attori del mercato globale mostrano un ottimismo non sostenuto dalle tendenze reali dell’economia. Spiegazioni possibili: (a) le prospettive sono migliori di quanto appaia ed il mercato lo percepisce per istinto; (b) non vedono i rischi prospettici; (c) la voglia di crescita è tale da negare i pericoli. La rubrica ha rilevato che il sentimento corrente del mercato è influenzato da tutti e tre i fenomeni.

Inventiamoci un attore razionale ben informato sullo stato del mondo ed in grado di proiettarne le conseguenze nel futuro. Cosa vede? La caduta del dollaro come moneta di riferimento mentre l’euro non ha la solidità per sostituirlo. Inflazione e conseguente recessione. Declino delle nazioni una volta ricche combinato con l’eccessiva fragilità di quelle emergenti. Complicato dalla probabilità crescente di destabilizzazione ed implosione della Cina. Il tutto con un contorno di conflitti, crisi bancaria latente e crescente incapacità dei governi sia di gestire le crisi nazionali sia di convergere per prevenire quelle globali, cosa che porta al protezionismo ed alla contrazione catastrofica del commercio internazionale. Poi causa di impoverimenti forieri di populismi nazionalisti che accendono una spirale degenerativa. Il mercato vede come possibile tale scenario, basato sull’estensione lineare delle tendenze correnti, ed infatti compra oro. Ma non lo ritiene probabile. Per rimozione, istinto o analisi razionale? Scenari qualitativi più approfonditi, tra cui quelli proposti dal gruppo di ricerca del rubricante, mostrano che L’America in realtà non è in declino, ma solo in riparazione, per lo più finanziaria, e resterà, con il dollaro, al centro del mondo. Anche perché entro qualche anno le nazioni emergenti avranno problemi e, in termini comparativi, America e dollaro, nonché Europa ed euro, pur indeboliti, verranno considerati pilastri di stabilità dove si sposteranno i capitali mondiali in cerca di qualità. La tenuta del vecchio occidente aiuterà la ripresa negli emergenti e ciò eviterà il patatrac globale. Infatti molti stanno riposizionandosi dall’Asia in occidente, soprattutto, in America oggi densa di opportunità a basso costo. Tuttavia, la gran parte del mercato è ottimistica non perché legge questi (costosi e per pochi) scenari, che deprimerebbero gli asiatici, ma perché restringe il campo di visione al breve termine dove le tendenze sono decenti. Prevale la rimozione? Gli occidentali sono stufi di un decennio di ansie e perdite e vogliono tornare a fare soldi comunque, infischiandosene dei pericoli. Non è tanto rimozione quanto un vaffa al pessimismo. Ottima notizia.       

(c) 2011 Carlo Pelanda
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