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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2012-1-24

24/1/2012

Nel Golfo è più probabile un equilibrio del terrore che un conflitto aperto

Aumenta il pessimismo sulla stabilità della regione del Golfo. Molti temono: la frammentazione dell'Iraq con l'annessione del sud sciita da parte di Teheran, il mancato contenimento dell'ambizione nucleare iraniana, in generale una destabilizzazione complessiva della regione per causa del conflitto sempre più aperto tra sunniti e sciiti. La rubrica, invece, vede segni che la regione sta muovendosi verso un equilibrio del terrore.
Dal 2003 Washington ha mantenuto un dialogo segreto con Tehran allo scopo di evitare eccessivi guai di fonte sciita alla stabilizzazione dell'Iraq. Grazie a questo fu in grado garantire la minoranza sunnita ed ottenere dai sauditi un intervento per calmierare la guerriglia su quel lato. Nello scambio, dopo il 2008, Tehran ottenne il non intervento di Obama nelle sommossa popolari anti-regime, una garanzia di immunità contro attacchi al suo programma nucleare, alla condizione che questo fosse stato rallentato, e via di uscite riservate alle sanzioni economiche. Ciò innervosì Israele che, infatti, iniziò a far filtrare sulla stampa internazionale scenari di attacco preventivo, ovviamente ben lontani dal vero piano tecnico, in caso. Per altro gioco delle parti e "deception" utile agli americani per spaventare gli iraniani. Ma i Saud si innervosirono sul serio di più quando si accorsero che Obama stava veramente disingaggiandosi dalla regione e proiettarono uno scenario dove l'Iran sarebbe emerso come potenza regionale non più contenuta da Washington. Per questo iniziarono l'offensiva di destabilizzazione della Siria filo-iraniana e di consolidamento del potere wahabita in tutta l'area sunnita è che qualche romantico chiama primavera araba è per evitare che Tehran usasse le divisioni intra-sunnite per trovare un'altra famiglia titolata e più amica da mettere nella posizione di sceriffo della Mecca e di capo del petrolio. Inoltre cercarono qualcuno che rendesse loro disponibili armi nucleari non-americane, per dissuadere l'Iran, sondando perfino la Francia, avviando una collaborazione strategica con Israele e puntando a poter utilizzare nel futuro il potenziale pakistano, dopo il ritiro statunitense dall'AfPak. Ora l'America è fuori dall'Iraq, in ritirata dall'Afghanistan e con capacità decrescenti di controllo dell'arsenale nucleare pakistano. Quindi l'Iran potrebbe sentirsi libero di annettere l'Iraq e di dichiararsi potenza nucleare, provandolo con un test. Lo farà? In realtà non ha alcuna convenienza a spaccare l'Iraq, pur finanziando ben 6 gruppi di sciiti iracheni filo-iraniani contro gli sciiti iracheni nazionalisti, perchè ciò lascerebbe liberi i curdi di rendersi Stato, romperebbe l'alleanza di interessi con la Turchia e, forse, con la Russia e spingerebbe i sauditi spaventati a ovest ad organizzare una penetrazione destabilizzante dell'Iran da est, cioè da Afghanistan e Pakistan, raccordata da una nuova insorgenza irachena-nazionalista che bloccherebbe la produzione petrolifera. Al riguardo del dichiararsi potenza nucleare c'è, in realtà, molta prudenza a Tehran. Un attacco preventivo prima che lo diventi è problematico per legittimità. Ma se lo diventa, e se qualcuno crea una trappola per cui l'Iran appare minaccioso, allora la risposta sarà un attacco con bombe nucleari ai neutroni, selettivo, ma totalmente inabilitante, con il consenso della comunità internazionale. Solo una posizione forte a sostegno dell'Iran da parte della Cina potrebbe evitarle questo destino. Ma Pechino, pur tentata, non lo farà perchè costringerebbe l'America ad un re-ingaggio. D'altra parte Teheran non potrà rinunciare del tutto all'ambizione nucleare per motivi di coesione interna del regime. Mettendo insieme queste considerazioni, e l'interesse di tutti ad evitare gravi incidenti al ciclo del petrolio, sembra più probabile che gli attori cerchino un punto di equilibrio, essendo tutti capaci di produrre terrore, ma anche vulnerabili ad esso. Teoria: se manca un impero capace di imporre il monopolio della violenza (pax) in un'area, la miglior seconda opzione è il modello di equilibrio del terrore. Per questo va consolidato e non temuto.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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