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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-2-8

8/2/2011

L’area mediterranea resterà stabile

Molti think tank e commentatori temono la destabilizzazione dell’area mediterranea e la sostituzione dei regimi moderati con dei nuovi fondamentalisti ed aggressivi. Questa rubrica, invece, ritiene che l’area resterà stabile.

Marocco ed Algeria sono regimi evoluti in grado sia di costruire gradualmente una semidemocrazia meno repressiva sia di contrastare insorgenze. La seconda ha risorse petrolifere per finanziare il consenso, il primo ci può riuscire con misure economiche proprie. In Tunisia i generali si sono stufati di prendere pochi soldi drenati dalla famiglia del dittatore locale e, disseminando sia sms mobilitanti via sistemi sigint sia agenti provocatori, hanno indotto una ribellione  quando l’opportunità dell’inflazione alimentare e relativo scontento la ha predisposta. Il regime resta, cambierà solo la testa. La Libia ha tanto petrolio e poca popolazione. La Giordania ha una rilevanza geopolitica talmente critica da poter godere di finanziamenti esterni massicci. Inoltre la popolazione in maggioranza palestinese è antifondamentalista. Lo Yemen ha un forte controllo esterno e poche telecamere per registrare repressioni. L’Arabia saudita è ricca. Resta l’Egitto. Anche in questo caso l’insurrezione è stata aizzata da èlite insoddisfatte dalle spartizioni dominate dal clan Mubarak cogliendo l’opportunità del vento tunisino per sostituirlo. Ma l’Egitto è più complesso e la sostituzione più difficile, infatti contrastata. Nello stallo si sono infilati i fondamentalisti, complicando di più le cose. Peggiorate dal dilettantismo dell’Amministrazione Obama che ha voluto accelerare una transizione che ha bisogno di un tempo tecnico per trovare una soluzione bilanciata tra oligarchi, militari, islamici e clan Mubarak. Una soluzione verrà trovata  anche perché nessuna potenza esterna ha interesse a destabilizzare la regione. Israele ed Arabia convergono, oltre che contro l’Iran, per questo scopo e ciò conta parecchio, in particolare per l’influenza wahabita tra gli imam egiziani. La Turchia sarebbe tentata, ma non è pronta. Russia e Cina sono attive, ma solo per prendere vantaggi di dettaglio. La Francia è impotente, il Regno Unito inesistente, la Germania volutamente assente. In questo contesto dove è più probabile la stabilità, o comunque dove l’eventuale instabilità dell’Egitto non produrrà un contagio, l’Italia ha scelto di aiutare in silenzio e riservatamente i compromessi di continuità dei regimi perché da questi dipende gran parte del suo export. Con questo si è giocata la delega proconsolare nel Mediterraneo da parte di Obama, ma si è candidata ad ottenerla dal suo successore.

(c) 2011 Carlo Pelanda
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