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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-12-13

13/12/2011

Roma e Londra hanno l’interesse comune ad allearsi contro il Reich

La frattura tra Regno Unito ed Ue germanizzata è per l’Italia un’opportunità insperata per ridurre gli effetti dell’annessione, costosa ed economicamente depressiva, nella seconda nonché perseguire altri vantaggi. Apre infatti l’ipotesi di una convergenza proficua tra Roma e Londra.

Senza una scappatoia, l’interesse nazionale  italiano dovrebbe essere perseguito via metis (opportunismo) e non via virtus, cioè protagonismo strategico: sottomettersi alla Germania, competendo per collaborazionismo con la Francia, e tentare di salvare via accordo di vassallaggio, in cambio di spazi di autonomia, l’industria italiana dalla volontà tedesca di comprimerla per ridurne la competitività. Una strategia migliore - mix tra metis e virtus -  sarebbe quella di perseguire una  confederazione europea che limiti lo strapotere tedesco. Ma Berlino sarà attenta nell’evitarla. La strategia più audace sul lato della virtus sarebbe quella di riordinare e liberalizzare l’economia italiana, ottenere la tripla A, e poi tornare alla sovranità monetaria con una lira forte o grazie a questo riprendere autonomia entro l’Eurozona. In ambedue i casi Roma si libererebbe dalla compressione degli “imperi centrali” e potrebbe cercare spazio come potenza commerciale marittima. Se tornasse alla lira dovrebbe difendere gli accessi al mercato continentale con compromessi euroresidui, da valutare se più o meno vantaggiosi del restare in euro. Diventerebbe comunque centro nel mercato mediterraneo con influenze verso Africa e Asia. Per riuscirci, e per sovrastare la Francia, dovrebbe allearsi con le altre potenze marittime, America e Regno Unito. Per questa prospettiva, e per attutire nel frattempo l’annessione a Berlino, Roma ha l’interesse di far vedere a Londra i vantaggi reciproci e pratici di una forte convergenza. Per esempio:  (a) veto italiano per qualsiasi misura Ue  contro la piazza finanziaria londinese; (b) migliore integrazione della Borsa di Milano con quella di Londra per un’espansione congiunta; (c) trattato bilaterale di difesa reciproca rafforzata, Nato compatibile, in parziale sostituzione di quello franco-inglese in atto; (d) strategia congiunta per stabilizzare Mediterraneo ed Africa, includendo l’America; (e) aiuto del sistema finanziario inglese all’Italia in cambio di investimenti delle aziende manifatturiere italiane nell’Inghilterra deindustrializzata. Londra non si fida di Roma, ma dopo la rottura con la Ue ne ha bisogno, anche per restare rilevante agli occhi dell’America. La rubrica raccomanda a Monti di fare una lunga sosta a Londra nel volo di gennaio verso Washington. In londen.  

(c) 2011 Carlo Pelanda
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