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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-11-29

29/11/2011

Il ritorno del G2 euroamericano è una speranza per l’Italia

Finalmente una soluzione forte. Lunedì è ripreso il negoziato tra Ue e USA per rimuovere le barriere doganali e legali tra le due aree economiche. Non è solo una trattativa tecnica, ma è un segnale di un nuovo interesse americano ed europeo per avviare la convergenza euroamericana: primi passi per un mercato integrato Nafta – Ue nel futuro; conseguente tendenza verso la tendenza di un pilastro euro-dollaro dell’intero mercato globale; in prospettiva, centro di un’alleanza mondiale tra democrazie che limiti l’espansione dell’impero cinese, nel frattempo dando più crescita all’Europa ed all’America, ambedue in difficoltà. La trattativa iniziò nel gennaio 2007 su proposta della Ue, Merkel presidente di turno. L’Amministrazione Bush non diede molto peso alla cosa perché ossessionata dalla priorità dei conflitti in Afghanistan ed Iraq. Inoltre gli analisti americani ritennero che fosse solo una mossa civetta della Germania per segnalare a Mosca che se avesse continuato il ricatto energetico Berlino avrebbe fatto una svolta atlantica. Infatti i due si accordarono segretamente: la Germania accettò di definire un confine orientale della Ue che escludesse Ucraina ed altri rimettendoli sotto influenza russa e Mosca concesse un accordo energetico ed accessi illimitati all’industria tedesca. Più importante, un gruppo di banche americane – in particolare quella che sostenne Obama per mettere alla Casa bianca un soggetto condizionabile, cosa che H. Clinton non era – perseguiva un accordo con il sistema finanziario cinese per ottenere la massa utile  alla conquista di quello europeo. Infatti Obama tentò un G2 sino-americano, ora fallito, rompendo quello atlantico nel 2009. Il negoziato Ue-Usa sulle dogane e regole finanziarie legali si arenò, pur continuando nei sottoscala. Ora è riemerso: (a) per l’ostilità cinese che rende necessaria per l’America una più forte alleanza con l’Europa; (b) per dare più spazio di business alle industrie delle due aree; (c) per salvare euro e dollaro via progressiva convergenza. Ma c’è da risolvere il problema della Germania ricattabile da Russia e Cina sul piano degli accessi industriali privilegiati. Una  soluzione è quella di convincere l’America ad includere la Russia. Un’altra è dare a Berlino vantaggi tali da compensare le perdite su altri fronti. Ma il punto sarà la pressione atlantica sulla Germania da parte di altri europei. Washington non considera affidabile Parigi. Londra non gradisce troppa convergenza perché le toglierebbe il ruolo di mediatore. Quindi Roma ha uno spazio di iniziativa. Se lo userà riceverà aiuti insperati per gestire la crisi corrente.  

(c) 2011 Carlo Pelanda
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