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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-11-23

23/11/2010

Il potere tedesco è bilanciabile solo dall’unione di tutti gli altri europei

Torna la “questione tedesca” in Europa. La Germania ha una vocazione al dominio regionale basata su tre fattori: scala demografica preponderante; società ad elevate coesione e capacità organizzativa; forte nazionalismo che fornisce consenso ad azioni di superiorità o di divergenza. La Germania non è un’anomalia in quanto mostra la fisiologia di una tipica nazione forte e grossa. L’anomalia, invece, è che la Germania è circondata da nazioni troppo piccole per contenerla, ma troppo grandi e diverse per essere conquistate da essa. In tal senso la rubrica preferisce definire la “questione tedesca” come nessun altro fa: una nazione di potenza talmente superiore che dovrebbe necessariamente diventare un impero inglobando gli altri, ma che non può farlo. In base a tale definizione, per far finire l’instabilità dovuta ad un impero incompiuto, ma continuamente pressante: (a) o si accetta la germanizzazione dell’Europa; (b) o la si contiene unendo tutti gli altri contro di essa; (c) o si trova una missione esterna su cui rendere convergenti Berlino e gli altri europei minori rendendoli internamente coesi. La rubrica trova divertente far notare che la strategia migliore – sia per i tedeschi sia per gli altri vicini -  è quella di comporre queste tre opzioni invece di considerarle alternative.

L’idea francese, dal 1963, di bilanciare la Germania offrendole un comando diarchico sugli altri europei non funziona. Parigi non ha mai avuto la forza per costringere la Germania ad un compromesso bilanciato. Per esempio, il tentativo di imbrigliare Berlino creando l’euro si è trasformato in una germanizzazione dell’Europa con esiti economici devastanti. Da qui il riemergere della “questione”. La nuova strategia dovrebbe puntare ad un vero condizionamento della Germania, cosa che richiede tutti i piccoli uniti contro il grosso, Parigi compresa (seconda opzione). Lo scopo è far accettare a Berlino un governo più  armonico dell’Eurozona, ottenibile solo minacciandola che tutti abbandoneranno l’euro se non acconsentirà. La Germania cederà perché l’euro impedisce agli altri europei di farle concorrenza industriale, dandole un megavantaggio. Ma per non rompere tutto bisognerà accettare una parte dei criteri tedeschi (prima opzione). Questo compromesso, poi, dovrà essere consolidato da una missione esterna comune (terza opzione) in cui sia evidente che servono le forze unite di tutti gli europei. In sintesi, si tratta di concepire un impero europeo proiettato verso il globo per chiudere la questione tedesca intraeuropea. E per convincere l’America a fare G2 con gli europei. Se Parigi, una volta tanto, capisse.   

(c) 2010 Carlo Pelanda
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