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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-11-9

9/11/2010

La vera soluzione della crisi politica richiede una repubblica presidenziale

La rubrica desidera contribuire alla soluzione della crisi politica. La proiezione a medio termine di tutte le possibili opzioni di scenario (continuità, riorganizzazione della maggioranza con lo stesso premier, con uno diverso, governo di transizione, elezioni) comporta comunque una soluzione debole sul piano della governabilità. Tutti i giochi, infatti, sarebbero ricombinazioni degli stessi attori politici senza la netta prevalenza di uno, precursore essenziale per la governabilità stessa. L’Italia non può permettersi tale situazione perché deve garantire la tenuta del debito sia facendo operazioni straordinarie di consolidamento/abbattimento parziale sia portando il deficit annuo verso lo zero ed allo stesso tempo creare le condizioni per più crescita del Pil. Inoltre deve difendere i propri interessi esterni per evitare sia di essere esclusa, come ora, dalle decisioni rilevanti della Ue sia la perdita di competitività, in atto per la crescente debolezza di Roma, nelle aree di mercato dove gli affari vengono fatti via accordo tra governi  (Russia, Mediterraneo, Balcani, Asia centrale). Tali missioni impongono un potere esecutivo stabile e forte. La buona notizia è che l’Italia ha ancora sufficienti riserve di ricchezza che, se fossero meglio organizzate, rilancerebbero la forza economica e geopolitica della nazione. La cattiva è che il sistema politico corrente non è configurato per riuscirci. Quale soluzione è allo stesso tempo realistica e migliore?

Tra le soluzioni deboli quella che lo è di meno è riorganizzare la maggioranza di centrodestra mantenendo l’attuale premier, attraverso un compromesso pragmatico. Ciò significa che l’Italia non potrà realizzare al meglio le missioni dette sopra nei prossimi tre anni, ma almeno galleggerà per poterlo fare nel futuro, il massimo che si può chiedere a questi leader e partiti stremati dal disordine. Lo scenario migliore richiederà il passaggio ad una repubblica presidenziale, cioè all’elezione diretta di un potere esecutivo non ricattabile  dal parlamento. La politica italiana è ostile a questo modello. Ma proprio l’instabilità oggi osservabile, dovuta a personalismi non limitati dall’architettura, e quindi irrazionali in relazione all’interesse sistemico e nazionale, mostra che sarebbe utile per tutti cambiare il modello stesso nella direzione detta. In sintesi, la rubrica propone agli attori politici di destra e sinistra di praticare la soluzione meno debole, ma nel frattempo preparando entro il 2013 modello e consenso per la repubblica presidenziale. Così la forza della soluzione futura compenserà la debolezza di quella presente.     

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