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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-10-26

26/10/2010

Strategia veneziana per riorganizzare il Mediterraneo e trattenere la Turchia

Finora la rubrica ha raccomandato l’inclusione della Turchia nella Ue non perché lo ritenga fattibile, ma per tenere Ankara “agganciata” all’occidente, disincentivandola a diventare potenza singola fino che non si trovi una nuova architettura dove inserirla. Ma non sta emergendo. Per questo la Turchia sta uscendo, di fatto, dalla Nato e abbandonando l’idea di inclusione europea. La maggioranza della popolazione ha sentimenti antioccidentali. Ankara ha l’interesse ad avere relazioni privilegiate con Iran e Siria per tre motivi: petrolio a basso costo; fronte comune contro l’indipendentismo curdo; vantaggi economici via apertura ai mercati iraniano e siriano limitati da sanzioni. Inoltre, la pacificazione tra vecchie èlite laiche kemaliste, influenti nelle forze armate, e quelle nuove islamizzanti, guidate da Erdogan, può avvenire solo come convergenza per un nuovo progetto nazionale di potenza. In sintesi, c’è una nuova Turchia internamente compatta, che resterà democratica perché la maggioranza islamica non ha interesse a cambiare sistema, con economia in boom, che vuole espandere la sua influenza sia nell’Asia centrale sia nel Mediterraneo. E nei Balcani, ergendosi a protettore delle minoranze musulmane per poter ricattare la Ue. L’America non sa cosa fare. La Ue, cioè la Germania, non è dispiaciuta della “fuga” turca in base alla sua strategia di non ingaggiarsi nel Mediterraneo. Ma all’Italia, che ci è in mezzo, la frammentazione dell’area non va bene. Tocca a Roma, quindi, riorganizzarla.   

Prima di tutto l’Italia deve riprendere libertà d’azione cestinando l’iniziativa mediterranea della Ue a guida francese, volutamente inconsistente. Poi deve proporre a Turchia, Siria, Egitto, Russia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia, Romania e Bulgaria, la creazione di un mercato del Mediterraneo orientale, dove Roma ha influenza, poi da estendersi a quello occidentale. Libano, Palestina ed Israele invitati come osservatori, ma fuori fino alla pacificazione. Roma, Mosca ed Ankara dovrebbero, con trattato militare, garantire la sicurezza del teatro orientale. Le seconde due entrerebbero di fatto nel mercato europeo grazie a questa area densa di associati alla Ue. La Russia convergerebbe sostanzialmente, pur selettivamente, con la Nato via Italia e Turchia. Ankara avrebbe lo status di potenza senza bisogno di cercarlo con mosse divergenti. La Nato riavrebbe un senso. L’Italia si troverebbe al centro del mercato sia mediterraneo sia europeo, la seconda posizione rafforzata dalla prima. Progetto in due fasi: “Nuova Venezia” (area orientale) e poi, panmediterranea, “Ekumene”.      

(c) 2010 Carlo Pelanda
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