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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-9-20

20/9/2011

La strategia migliore è diventare croupier e non giocatore nel casinò mediterraneo

Il rubricante non potrà partecipare all’importante summit del Forum strategico del Mae, coordinato da Pialuisa Bianco, sul caso libico e dintorni, e sintetizza qui il suo contributo. L’Italia è stata secondarizzata in Libia, travolta dall’iniziativa franco-inglese perché a Roma è mancato l’appoggio di Washington in temporanea ritirata dallo scacchiere. Ma prima di dichiarare la sconfitta bisogna valutare l’intera matrice danno/opportunità. Il danno economico è stato minimizzato da una politica estera che è riuscita a tutelare i contratti italiani. Quello politico potrà essere trasformato in opportunità. Il controllo della Libia, nonché dell’Egitto e della Siria, se lo stanno giocando Turchia ed Arabia, non certo inglesi e francesi strumentalizzati dalla seconda. Riyad è in vantaggio perché ha avviato per prima l’offensiva dopo il ritiro americano, avendone i mezzi: le televisioni panarabe degli Emirati, la capacità di ricattare la piazza finanziaria londinese e di offrire al debole Sarkozy un’opportunità di rafforzamento per ascarizzare inglesi e francesi, gruppi islamisti, dappertutto, finanziati dalle fondazioni wahabite. Causa e scopi precisi dell’offensiva non sono ancora chiari  per i modi indiretti con cui i sauditi si manifestano. Il dominio dell’area sunnita per bilanciare l’atomica sciita? L’opportunità di destabilizzare Libia ed Algeria perché divergenti in sede Opec e di proseguire fino al Marocco per eliminarne la famiglia reale che può aspirare, per ascendenza, allo sceriffato della Mecca? Comunque sia, l’offensiva è potente. Erdogan ha perso del tempo per accreditarsi agli occhi arabi, cancellando l’alleanza con Israele ed i vertici militari che la sostenevano, ma sta recuperando. La quotidianità in Libia è finanziata da denaro turco, l’influenza in Egitto crescente. In sintesi, si stanno delineando due coalizioni per il controllo del Mediterraneo: Turchia, aiutata segretamente dalla Germania ed in buone relazioni con l’Iran contro i Saud, Francia ed Inghilterra. Nessuna di queste riuscirà a prevalere. L’America non si schiererà. L’opportunità per l’Italia è di starne fuori, parlare e fare business con tutti, candidandosi al ruolo di mediatore neutrale nel futuro negoziato di stabilizzazione dell’area, posizione che ormai Parigi ed Ankara non potranno più avere. Quando l’America tornerà nel Mediterraneo, dopo la sconfitta del vago Obama, potrà usare solo Roma come capitale diplomatica per ricucire il sistema. Se l’Italia resterà neutrale fino ad allora avrà un grande vantaggio. Attivandosi, con Washington, solo per tutelare Algeria e Marocco se minacciati.    

(c) 2011 Carlo Pelanda
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