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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-3-1

1/3/2011

Stabilizzare Mediterraneo richiede un mix tra realismi strategico e pragmatico

La proiezione di potenza porta un governo a decisioni che sono di realismo pragmatico o strategico. Il primo può essere definito come decisione finalizzata a minimizzare i rischi del presente, ma incrementando quelli futuri. Per esempio, il congelamento non risolutivo del conflitto in Bosnia. Il secondo, invece, è una decisione che accetta rischi, anche gravi, nel presente per tentare di ridurli nel futuro. Per esempio, la decisione di Bush di ingaggiare l’America nell’area islamica, con invasioni ed influenze dirette, per non perderne il controllo in prospettiva. Ambedue i realismi sono mezzi per ottenere lo scopo di una stabilizzazione favorevole all’interesse di una potenza o di un’alleanza. L’arte del dominio è quella di scegliere il realismo più adeguato alle contingenze (ed alle forze). Con tre complicazioni che pregiudicano la ricerca dell’ottimo: (a) Il realismo pragmatico tende a pesare di più nelle decisioni perché comporta meno problemi di consenso per i politici; (b) una situazione ha sempre un elevato tasso di ambiguità che porta l’analisi costi/benefici a non essere dirimente nella scelta; (c) il realismo strategico ha sempre come base una visione idealistica o di lungo termine che ne rende difficile la traduzione in azione di governo. La situazione del Mediterraneo è un interessante caso di studio per raffinare la “Teoria dei due realismi”, anche (meta)scenario utile alle decisioni dell’Italia.

La successione di Mubarak era oggetto di analisi nei think tank occidentali fin dal 2008. Chi, già allora, raccomandava di sostituirlo per non compromettere la stabilità del regime filo-occidentale non trovava, però, credibili alternative. Ciò favorì le posizioni continuiste di realismo pragmatico, di fatto uno stallo decisionale. Ma quando emerse la debolezza di Mubarak, Obama fu velocissimo nel prendere una decisione di realismo strategico per salvare il regime: sostituirne la testa con un golpe militare cosmetizzato come democratizzante. Come mai un Obama  inadeguato e con collaboratori mediocri è stato capace di prendere una decisione così adeguata alla situazione? Forse il terrore di non essere rieletto, anche per  mollezza estera, gli ha fatto fare una svolta bushiana. Se così, il caso ha favorito l’occidente perché, in effetti, l’unico modo per tenere stabili i regimi filo-occidentali dell’area è quello di adeguarli al consenso, forzandoli con la minaccia di abbandono. L’Italia dovrà adeguarsi a questa scelta americana sia per ottenere un mandato proconsolare (Nato) sia per bilanciare con un dovuto realismo pragmatico, cioè gradualità, la modernizzazione dei regimi arabi.     

(c) 2011 Carlo Pelanda
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