Russia? Difficile, Germania ed Italia hanno una posizione inclusiva, gli europei orientali escludente, la Francia a metà. Iran? Forse, ma lì decide l’America. Turchia? Troppo presto. Posizioni comuni negli organismi internazionali? Sarà una conseguenza di altri sviluppi ora mancanti. Resta solo la Cina. Pechino sta conquistando il mondo non più presidiato dall’impero americano, i residui coloniali europei troppo deboli per contenerne l’espansione. Lo fa sia mandando avanti imprese e banche che a suon di dollari comprano posizioni strategiche dappertutto sia offrendo protezione ai dittatori di nazioni piene di materie prime. La Cina ha cancellato l’influenza francese in Africa, sta aggredendo il business globale tedesco, erode l’influenza della Spagna in America del Sud e quella di europei (e americani) in Brasile, sta penetrando nell’area islamica e annettendo l’Asia centrale. Tutti gli europei, Londra compresa, hanno un crescente svantaggio nel restare passivi di fronte all’espansione di Pechino che nel futuro non sarà più bilanciato dal vantaggio esportativo dato dall’accesso al mercato cinese in proporzione alla docilità politica esibita. Quindi passare dalla docilità pragmatica al confronto strategico sembra un compito perfetto per un’iniziativa di soft power europeo: (a) agganciare i paesi oggetto di penetrazione cinese per incentivarli, intanto, a limitarla; (b) ingaggiare l’auspicabile Servizio segreto europeo per bloccare business cinesi puntuativi, ma di valore strategico; (c) includere nell’azione, in specifiche aree, interessi americani, russi, nipponici, coordinandoli; (d) aumentare il profilo dalla Ue come “potenza etica” globale in modo da poter rispondere con deterrenza democratizzante alle ritorsioni cinesi, instaurando con Pechino un equilibrio basato sulla dissuasione, così contenendola. Il punto: da sole, per scala, le euronazioni non possono bilanciare il potere cinese, ma se convergenti via Ue lo potranno. Cathy?

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Russia? Difficile, Germania ed Italia hanno una posizione inclusiva, gli europei orientali escludente, la Francia a metà. Iran? Forse, ma lì decide l’America. Turchia? Troppo presto. Posizioni comuni negli organismi internazionali? Sarà una conseguenza di altri sviluppi ora mancanti. Resta solo la Cina. Pechino sta conquistando il mondo non più presidiato dall’impero americano, i residui coloniali europei troppo deboli per contenerne l’espansione. Lo fa sia mandando avanti imprese e banche che a suon di dollari comprano posizioni strategiche dappertutto sia offrendo protezione ai dittatori di nazioni piene di materie prime. La Cina ha cancellato l’influenza francese in Africa, sta aggredendo il business globale tedesco, erode l’influenza della Spagna in America del Sud e quella di europei (e americani) in Brasile, sta penetrando nell’area islamica e annettendo l’Asia centrale. Tutti gli europei, Londra compresa, hanno un crescente svantaggio nel restare passivi di fronte all’espansione di Pechino che nel futuro non sarà più bilanciato dal vantaggio esportativo dato dall’accesso al mercato cinese in proporzione alla docilità politica esibita. Quindi passare dalla docilità pragmatica al confronto strategico sembra un compito perfetto per un’iniziativa di soft power europeo: (a) agganciare i paesi oggetto di penetrazione cinese per incentivarli, intanto, a limitarla; (b) ingaggiare l’auspicabile Servizio segreto europeo per bloccare business cinesi puntuativi, ma di valore strategico; (c) includere nell’azione, in specifiche aree, interessi americani, russi, nipponici, coordinandoli; (d) aumentare il profilo dalla Ue come “potenza etica” globale in modo da poter rispondere con deterrenza democratizzante alle ritorsioni cinesi, instaurando con Pechino un equilibrio basato sulla dissuasione, così contenendola. Il punto: da sole, per scala, le euronazioni non possono bilanciare il potere cinese, ma se convergenti via Ue lo potranno. Cathy?

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Russia? Difficile, Germania ed Italia hanno una posizione inclusiva, gli europei orientali escludente, la Francia a metà. Iran? Forse, ma lì decide l’America. Turchia? Troppo presto. Posizioni comuni negli organismi internazionali? Sarà una conseguenza di altri sviluppi ora mancanti. Resta solo la Cina. Pechino sta conquistando il mondo non più presidiato dall’impero americano, i residui coloniali europei troppo deboli per contenerne l’espansione. Lo fa sia mandando avanti imprese e banche che a suon di dollari comprano posizioni strategiche dappertutto sia offrendo protezione ai dittatori di nazioni piene di materie prime. La Cina ha cancellato l’influenza francese in Africa, sta aggredendo il business globale tedesco, erode l’influenza della Spagna in America del Sud e quella di europei (e americani) in Brasile, sta penetrando nell’area islamica e annettendo l’Asia centrale. Tutti gli europei, Londra compresa, hanno un crescente svantaggio nel restare passivi di fronte all’espansione di Pechino che nel futuro non sarà più bilanciato dal vantaggio esportativo dato dall’accesso al mercato cinese in proporzione alla docilità politica esibita. Quindi passare dalla docilità pragmatica al confronto strategico sembra un compito perfetto per un’iniziativa di soft power europeo: (a) agganciare i paesi oggetto di penetrazione cinese per incentivarli, intanto, a limitarla; (b) ingaggiare l’auspicabile Servizio segreto europeo per bloccare business cinesi puntuativi, ma di valore strategico; (c) includere nell’azione, in specifiche aree, interessi americani, russi, nipponici, coordinandoli; (d) aumentare il profilo dalla Ue come “potenza etica” globale in modo da poter rispondere con deterrenza democratizzante alle ritorsioni cinesi, instaurando con Pechino un equilibrio basato sulla dissuasione, così contenendola. Il punto: da sole, per scala, le euronazioni non possono bilanciare il potere cinese, ma se convergenti via Ue lo potranno. Cathy?

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Il Foglio

2010-3-9

9/3/2010

Il contenimento della Cina dovrebbe essere la prima iniziativa del nuovo servizio diplomatico Ue

Catherine Ashton, quando nominata ministro degli esteri della Ue, dichiarò che avrebbe adottato una linea di "quiet diplomacy". In Inglese può significare sia stile tranquillo sia influenza per vie segrete. Il primo significato è “linguaggio dovuto” perché serve a rassicurare le euronazioni sul fatto che continueranno a fare gli interessi loro senza interferenze Ue. Il secondo è un’opzione realistica in quanto senza sostanzialità il nuovo Servizio diplomatico europeo, in avvio, sarebbe irrilevante. Ma quale interesse comune può alimentare un’azione di soft power euroconvergente? Non lo si può individuare in astratto, ma bisogna trovare un caso concreto.

Russia? Difficile, Germania ed Italia hanno una posizione inclusiva, gli europei orientali escludente, la Francia a metà. Iran? Forse, ma lì decide l’America. Turchia? Troppo presto. Posizioni comuni negli organismi internazionali? Sarà una conseguenza di altri sviluppi ora mancanti. Resta solo la Cina. Pechino sta conquistando il mondo non più presidiato dall’impero americano, i residui coloniali europei troppo deboli per contenerne l’espansione. Lo fa sia mandando avanti imprese e banche che a suon di dollari comprano posizioni strategiche dappertutto sia offrendo protezione ai dittatori di nazioni piene di materie prime. La Cina ha cancellato l’influenza francese in Africa, sta aggredendo il business globale tedesco, erode l’influenza della Spagna in America del Sud e quella di europei (e americani) in Brasile, sta penetrando nell’area islamica e annettendo l’Asia centrale. Tutti gli europei, Londra compresa, hanno un crescente svantaggio nel restare passivi di fronte all’espansione di Pechino che nel futuro non sarà più bilanciato dal vantaggio esportativo dato dall’accesso al mercato cinese in proporzione alla docilità politica esibita. Quindi passare dalla docilità pragmatica al confronto strategico sembra un compito perfetto per un’iniziativa di soft power europeo: (a) agganciare i paesi oggetto di penetrazione cinese per incentivarli, intanto, a limitarla; (b) ingaggiare l’auspicabile Servizio segreto europeo per bloccare business cinesi puntuativi, ma di valore strategico; (c) includere nell’azione, in specifiche aree, interessi americani, russi, nipponici, coordinandoli; (d) aumentare il profilo dalla Ue come “potenza etica” globale in modo da poter rispondere con deterrenza democratizzante alle ritorsioni cinesi, instaurando con Pechino un equilibrio basato sulla dissuasione, così contenendola. Il punto: da sole, per scala, le euronazioni non possono bilanciare il potere cinese, ma se convergenti via Ue lo potranno. Cathy?

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