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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-2-15

15/2/2011

L’Italia ha bisogno di nuove alleanze per moltiplicare la potenza nazionale

L’Italia, dal 1861, ha sempre perseguito una politica di potenza e continua a farlo. Ciò può destare sorpresa in molti osservatori, ma non dovrebbe. L’Italia è circondata da nazioni predatrici, Francia e Germania in particolare, e deve difendere da questi sia la sovranità sia i propri interessi geoeconomici attraverso la capacità di proiettare, appunto, potenza. Fallito, nel 1943, il metodo imperiale, Roma, dal 1949 in poi, ha utilizzato quello di usare le alleanze, standoci intelligentemente a modo suo,  per moltiplicare la potenza nazionale e ricavare un proprio spazio autonomo di influenza economica nel Mediterraneo e dintorni.  Ma ora le vecchie alleanze sono sempre meno moltiplicatori di potenza. L’Impero americano è debole e la Nato organizzazione solo residua. La Ue è un 4° Reich di fatto, Parigi ormai ascarizzata, con la complicazione dell’interesse tedesco di soffocare la concorrenza dell’industria manifatturiera italiana imponendo più rigore e tenendo l’euro ad un valore di cambio troppo elevato. Roma, poi, sta perdendo la sponda di Mosca, questa orientata ad un asse euroasiatico con Berlino. L’Italia è nei guai, quali le opzioni per evitarli? 

Tre: (a) l’Italia è un’isola, si stacca da tutto e diventa una Svizzera con missione mercantilista nel globo; (b) cerca una posizione di importanza per trovare un accordo vantaggioso, tra cui l’autonomia, con il Reich; (c) ricatta, usando il potere negativo di mandare in insolvenza il debito e in frantumi la finanza europea e mondiale. Alla rubrica piace la prima opzione, ma questa implica la creazione di un potenziale nucleare e l’abbattimento di almeno la metà del debito, improbabili. La terza opzione è di ultima istanza, da usare nelle trattative segrete per dissuasione, ma autodistruttiva. Esploriamo la seconda. L’Italia resta nella Ue e nella Nato e punta a diventare il garante della stabilità nel Mediterraneo, tra cui i Balcani. La Germania teme l’ingaggio diretto sul fronte meridionale, percepisce che l’instabilità potrebbe diffondersi da sud a nord, Francia e Spagna impotenti nell’area. Roma, invece, è ancora credibile per svolgere il ruolo di interfaccia ordinatrice tra lo spazio economico tedesco (Europa) e l’area mediterranea, assicurando alla Germania il presidio del fronte sud  in cambio di autonomia ed aiuto sul debito. Posizione di garanzia anche per America, Russia e - fondamentale – Israele. In tal caso l’alleanza con la Germania diventerebbe una nuova leva di moltiplicazione della potenza nazionale. In conclusione, lasciamo che la Germania faccia impero a nord solo se Berlino lascerà che Roma lo (ri)faccia a sud.     

(c) 2011 Carlo Pelanda
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