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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2011-1-18

18/1/2011

Perché la Cina farà concessioni all’America
(tra cui la centralità del dollaro)

La visita di Hu Jintao a Barack Obama il 19 gennaio  è depotenziata dal fatto che nel 2012 il primo passerà il potere a Xi Jinping ed il secondo difficilmente lo manterrà. Che senso geopolitico ha, allora? Il G2 sinoamericano non potrà diventare collaborativo e resterà solo luogo di accordi tattici perché le due potenze non possono essere alleate, per divergenza degli interessi, pur non volendo essere nemiche. Continueranno a limare i contrasti ed a cercare un punto di equilibrio tra pressione cinese per trovare spazio al proprio impero a scapito di quello americano e la strategia del secondo di minimizzare la cessione arginando l’espansione del primo. Ma in una partita a scacchi lunghissima, dove Pechino prenderà posizioni ai lati della scacchiera senza tentare un attacco diretto e centrale al re. Il rilievo della visita, solo formale, di Hu è proprio questo: segnalare che la partita continua senza tentativi di scacco matto ed ottenere simmetrica non-aggressività. Perché?

Nel 2009 la Cina, innervosita dalla crisi, azzardò uno scacco invocando la fine della centralità del dollaro. Poi rifiutò l’offerta di G2 collaborativo fatta da Obama. Ebbe paura di una trappola. Inoltre, sapendo che la Casa Bianca era influenzata da un gruppo di potere finanziario, temette un’invasione bancaria. In realtà tale gruppo, che ideò il G2 per distruggere il G7, vedeva  l’alleanza con la Cina come moltiplicatore di forza per vincere sia la guerra civile finanziaria negli Usa sia per ottenere il dominio globale. Ma Pechino o non capì, o non volle prestarsi a, questo gioco. Ora percepisce che Obama è in imbarazzo sull’idea G2, che potenti ed irritati interessi statunitensi, unendosi a quelli protezionisti, premono per un condizionamento dissuasivo  della Cina. Per questo deve segnalare che rinuncia a tentare scacchi, che concederà qualche accesso agli amichetti di Obama, che sosterrà la farsa del G2 e che alzerà il renvimbi. Così spera di ripristinare lo scenario di equilibrio, cioè di espansione imperiale lenta, ma continua ed “armoniosa”. Questa rubrica, invece, prevede che America e Cina, a partire dal 2014/16, andranno in conflitto aperto perché il tipo di equilibrio cercato dai cinesi è poco realistico: fare impero senza controreazioni. Non esiste. Ma è probabile che per qualche anno possa funzionare perché le due potenze hanno bisogno di tempo/tregua, la prima per riprendersi, la seconda per rafforzarsi. Ciò fa prevedere che, nel medio termine, la Cina sosterrà la centralità del dollaro, non tentando lo scacco, ma prenderà più spazio sul margine della scacchiera separando America ed Europa.       

(c) 2011 Carlo Pelanda
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