www.thegrandalliance.eu) in cui proponeva l’integrazione progressiva di Ue, Usa, la semidemocrazia russa e le democrazie asiatiche. Lo scopo della strategia era duplice: (a) rafforzare l’occidente, in particolare con la convergenza euro-dollaro-yen, per mantenerlo pilastro solido del mercato globale; (b) creare un’alleanza con capacità economica, demografica e militare superiore alla Cina per condizionarla alla convergenza stabilizzante. Già allora la tendenza prevalente era quella della frammentazione in blocchi del sistema globale combinata con i precursori di un G2 sino-americano e l’irrilevanza degli europei. Ma chi scrive la ritenne invertibile. Le presentazioni fatte ai politici delle nazioni interessate ricevettero, pur cortesi, segnali di inapplicabilità dell’idea. Questa ebbe breve luce per l’inclusione nella proposta di Lega delle democrazie da parte di McCain nella campagna del 2008. Ma vinse Obama con la sua la sua scelta di difendere la centralità americana in crisi con il sostegno di Pechino, mollando gli europei e la priorità della democratizzazione globale. Ora Pechino e Washington stanno litigando su molti temi segnalando che il G2 tra loro è fragile. E arrivato il momento di ripresentare la strategia di Grande alleanza?

Da un lato, le schermaglie sono più finte che vere, generate dalla necessità di Obama di migliorare il suo profilo nei confronti sia dell’elettorato centrista sensibile ai valori democratici sia di quello protezionista ostile alla Cina. La sostanza del G2, infatti, procede a porte chiuse. Dall’altro, è evidente che l’America sta rigettando le idee di Obama perché “non-americane”, costringendolo a retrocedere. Scenario: fino a che Obama resterà in sedia l’idea di alleanza tra le democrazie non avrà gambe, ma è crescente la probabilità che non venga rieletto per evidenza della sua non-americanità. Nel 2013 ci sarà un nuovo presidente repubblicano o un Obama convertito all’occidentalismo per salvarsi. Quindi già a partire dal 2010 sarà utile aggiornare il progetto di integrazione delle democrazie per inserirlo in tempo nella futura campagna elettorale. Bisognerà rafforzarne l’accettabilità da parte dell’elettorato statunitense e la compatibilità con gli interessi di India, Giappone ed europei. Il contributo italiano alla riorganizzazione estensiva dell’impero occidentale dovrà puntare all’inclusione della Russia, tema difficile. In particolare, la prima Roma dovrà aiutare a convincere la seconda e la terza a convergere. A giugno il rubricante pubblicherà Nova Pax.

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Da un lato, le schermaglie sono più finte che vere, generate dalla necessità di Obama di migliorare il suo profilo nei confronti sia dell’elettorato centrista sensibile ai valori democratici sia di quello protezionista ostile alla Cina. La sostanza del G2, infatti, procede a porte chiuse. Dall’altro, è evidente che l’America sta rigettando le idee di Obama perché “non-americane”, costringendolo a retrocedere. Scenario: fino a che Obama resterà in sedia l’idea di alleanza tra le democrazie non avrà gambe, ma è crescente la probabilità che non venga rieletto per evidenza della sua non-americanità. Nel 2013 ci sarà un nuovo presidente repubblicano o un Obama convertito all’occidentalismo per salvarsi. Quindi già a partire dal 2010 sarà utile aggiornare il progetto di integrazione delle democrazie per inserirlo in tempo nella futura campagna elettorale. Bisognerà rafforzarne l’accettabilità da parte dell’elettorato statunitense e la compatibilità con gli interessi di India, Giappone ed europei. Il contributo italiano alla riorganizzazione estensiva dell’impero occidentale dovrà puntare all’inclusione della Russia, tema difficile. In particolare, la prima Roma dovrà aiutare a convincere la seconda e la terza a convergere. A giugno il rubricante pubblicherà Nova Pax.

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Da un lato, le schermaglie sono più finte che vere, generate dalla necessità di Obama di migliorare il suo profilo nei confronti sia dell’elettorato centrista sensibile ai valori democratici sia di quello protezionista ostile alla Cina. La sostanza del G2, infatti, procede a porte chiuse. Dall’altro, è evidente che l’America sta rigettando le idee di Obama perché “non-americane”, costringendolo a retrocedere. Scenario: fino a che Obama resterà in sedia l’idea di alleanza tra le democrazie non avrà gambe, ma è crescente la probabilità che non venga rieletto per evidenza della sua non-americanità. Nel 2013 ci sarà un nuovo presidente repubblicano o un Obama convertito all’occidentalismo per salvarsi. Quindi già a partire dal 2010 sarà utile aggiornare il progetto di integrazione delle democrazie per inserirlo in tempo nella futura campagna elettorale. Bisognerà rafforzarne l’accettabilità da parte dell’elettorato statunitense e la compatibilità con gli interessi di India, Giappone ed europei. Il contributo italiano alla riorganizzazione estensiva dell’impero occidentale dovrà puntare all’inclusione della Russia, tema difficile. In particolare, la prima Roma dovrà aiutare a convincere la seconda e la terza a convergere. A giugno il rubricante pubblicherà Nova Pax.

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Il Foglio

2010-2-9

9/2/2010

La crisi del G2 sinoamericano rilancerà il progetto di alleanza tra le democrazie

Nel 2007 il rubricante pubblicò il libro "La grande alleanza" (www.thegrandalliance.eu) in cui proponeva l’integrazione progressiva di Ue, Usa, la semidemocrazia russa e le democrazie asiatiche. Lo scopo della strategia era duplice: (a) rafforzare l’occidente, in particolare con la convergenza euro-dollaro-yen, per mantenerlo pilastro solido del mercato globale; (b) creare un’alleanza con capacità economica, demografica e militare superiore alla Cina per condizionarla alla convergenza stabilizzante. Già allora la tendenza prevalente era quella della frammentazione in blocchi del sistema globale combinata con i precursori di un G2 sino-americano e l’irrilevanza degli europei. Ma chi scrive la ritenne invertibile. Le presentazioni fatte ai politici delle nazioni interessate ricevettero, pur cortesi, segnali di inapplicabilità dell’idea. Questa ebbe breve luce per l’inclusione nella proposta di Lega delle democrazie da parte di McCain nella campagna del 2008. Ma vinse Obama con la sua la sua scelta di difendere la centralità americana in crisi con il sostegno di Pechino, mollando gli europei e la priorità della democratizzazione globale. Ora Pechino e Washington stanno litigando su molti temi segnalando che il G2 tra loro è fragile. E arrivato il momento di ripresentare la strategia di Grande alleanza?

Da un lato, le schermaglie sono più finte che vere, generate dalla necessità di Obama di migliorare il suo profilo nei confronti sia dell’elettorato centrista sensibile ai valori democratici sia di quello protezionista ostile alla Cina. La sostanza del G2, infatti, procede a porte chiuse. Dall’altro, è evidente che l’America sta rigettando le idee di Obama perché “non-americane”, costringendolo a retrocedere. Scenario: fino a che Obama resterà in sedia l’idea di alleanza tra le democrazie non avrà gambe, ma è crescente la probabilità che non venga rieletto per evidenza della sua non-americanità. Nel 2013 ci sarà un nuovo presidente repubblicano o un Obama convertito all’occidentalismo per salvarsi. Quindi già a partire dal 2010 sarà utile aggiornare il progetto di integrazione delle democrazie per inserirlo in tempo nella futura campagna elettorale. Bisognerà rafforzarne l’accettabilità da parte dell’elettorato statunitense e la compatibilità con gli interessi di India, Giappone ed europei. Il contributo italiano alla riorganizzazione estensiva dell’impero occidentale dovrà puntare all’inclusione della Russia, tema difficile. In particolare, la prima Roma dovrà aiutare a convincere la seconda e la terza a convergere. A giugno il rubricante pubblicherà Nova Pax.

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