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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-12-8

8/12/2009

Prove di dialogo tra Roma-Bruxelles e Costantinopoli-Mosca

La rubrica chiede un’opinione ai russi che la leggono sul web grazie alle traduzioni di Natasha Samousenko. Ue e Russia avrebbero enormi vantaggi nel costruire un mercato integrato ed una convergenza geopolitica, ma ciò non sta avvenendo.

Due vantaggi specifici. Primo, lo sviluppo della Russia è rallentato dalla mancanza dell’industria leggera, media e piccola. L’aggancio con il mercato europeo occidentale porterebbe più investimenti incentivati dalla possibilità di esportare. La Ue dovrebbe sopportare una maggiore pressione competitiva, ma in cambio otterrebbe a sua volta più opportunità di esportazione. La relazione potrà essere bilanciata e utile per ambedue, stabilizzando anche quella sul piano dell’energia. Secondo, Ue e Russia sono marginalizzate dalla relazione privilegiata tra America e Cina, con danno per i loro interessi globali. La strategia di Pechino, inoltre, è di conquistare l’Asia centrale e la Siberia ricche di energia e con poca popolazione, senza rischiare conflitti, ma usando la pressione demografica e del denaro. Se la Russia resta ancorata all’ambizione di essere impero solitario senza alleati non avrà la forza per difendersi. E’ interesse oggettivo degli europei occidentali, pur silenzioso, che la Russia agisca come barriera all’espansione della Cina allo scopo di limitarne l’influenza globale. In cambio la Ue potrebbe aiutare la Russia a riprendere il controllo del Kazakistan ed altri stati centroasiatici. Azione utile anche per il contenimento della pressione islamica. La convergenza non dovrebbe avere uno scopo antiamericano, ma quello di costringere l’America ad avere una relazione privilegiata con l’eurorussia perché più grande e forte della Cina. In tal modo si formerebbe un’Aquila a tre teste, cioè un modello di alleanza tra imperi che restano sovrani, una “convergenza” fra le tre Rome. Ma devono iniziarlo le prime due (www.thegrandalliance.eu). Dal 1° dicembre la Ue può formalmente agire come soggetto di politica estera meno vincolato da veti nazionali. Germania ed Italia sono favorevoli ad una relazione crescente con Mosca. La Francia meno, ma non ha interesse a sabotarla. Il Regno Unito sarebbe ostile, gli altri paesi dell’Europa orientale contrari. Ma nella Ue queste cose potremo risolverle per iniziativa italo-tedesca. Sapremo anche riparare gli errori di non aver aiutato la Russia nella transizione postsovietica e di non aver compreso che l’espansione ad est della Ue e della Nato la stava destabilizzando. Ma vorrà il pensiero politico russo elaborare una nuova strategia convergente o resterà ancorato all’orgogliosa solitudine? Cortesemente, rispondete. 

(c) 2009 Carlo Pelanda
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