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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-10-5

5/10/2010

L’America torna all’alleanza con gli europei per condizionare la Cina

Il G7, derubricato  nel 2009 a favore del G20, riprende i suoi poteri di coordinamento delle democrazie. E lo fa contro quella Cina – in agenda sanzioni se rifiuta di rivalutare lo yuan - con cui Obama voleva fare G2, appunto, rompendo la relazione privilegiata con europei e Giappone. Ma è un scintilla o il ritorno della luce? Per un anno e mezzo Obama ha perseguito la costruzione di un sistema sinoamericano che consolidi il nuovo centro di fatto del mercato globale e diventi il luogo di governance economica congiunta del pianeta. L’idea non è sua. Gli è stata imposta dalle élite finanziarie statunitensi che lo scelsero ed aiutarono in campagna perché più facilmente manipolabile di H. Clinton. Queste vogliono conquistare il sistema bancario cinese, anche  in complicità con una parte delle élite di Pechino. Sia per coprire i  buchi lasciati dalla crisi sia per costruire giganti sinoamericani a conduzione statunitense con scala tale da dominare il globo. Ma il gruppo di comando a Pechino (pur in corso una guerra per la conquista dei vertici del Partito comunista nel 2012) non ha intenzione di cedere alcunché a logiche esterne né tantomeno di ibridare un sistema bancario che è strumento sia di proiezione del potere sia di finanziamento dei propri clienti. Inoltre, la Cina non vuole rivalutare troppo lo yuan sul dollaro in quanto teme che ciò riduca le esportazioni e la crescita. Lo ha fatto, finora, solo del 2% circa mentre dovrebbe tirarlo su tra il 25% ed il 35%. La convocazione del G7 a Washington con agenda anticinese dimostra che l’America fa sul serio? Solo in parte. Le èlite finanziarie statunitensi non hanno rinunciato al progetto e stanno passando dalla complicità alla dissuasione per realizzarlo sia disingaggiandosi da alcune posizioni sia mostrando di poter far male alla Cina, per esempio mobilitando i sindacati statunitensi contro la competizione valutaria sleale. La richiesta, poi, di rivalutare solo del 6% fa sospettare che ci sia una trattativa sottobanco dove la Cina potrà scambiare una minore pressione con concessioni bancarie e dintorni. Pertanto, al momento, la convocazione del G7 appare solo una strumentalizzazione degli europei e del Giappone, per altro ricattabili da Pechino, per gli scopi del potere finanziario e negoziale statunitense. Ma questa scintilla anticipa la luce nel futuro perché l’America si è accorta che deve raggrupparsi con le democrazie alleate per poter essere più grossa della Cina e così condizionarla. Ciò chiude comunque il G2 e riapre la strada per la Grande alleanza delle democrazie che la rubrica da sempre invoca. Ab nigro lux.         

(c) 2010 Carlo Pelanda
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