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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-8-25

25/8/2009

La priorità di una regolazione propulsiva e non punitiva della finanza globale

Il punto più critico dello scenario di ripresa globale riguarda la mancanza di capitale finanziario che la sostenga. Non si tratta di scarsità assoluta di denaro, ma degli strumenti per moltiplicarlo e diffonderlo, cioè dei mezzi di “finanziarizzazione”. La crisi del 2008 ha ridotto il numero di banche, fondi ed intermediari in America ed in Europa. La demonizzazione esagerata dell’industria finanziaria ha tagliato la varietà di operazioni possibili, colpendo quelle più evolute. Molte banche trattengono liquidità invece di impiegarla perché non risanate. L’industria finanziaria stessa ha paura di muoversi sia per i rischi residui di controparte, sia per le amputazioni dette sopra e relativo shock, ma, soprattutto, perché non sono chiare le regole future. Questa rubrica stima che fatto 100 il capitale necessario per far girare a pieno ritmo, ma non inflazionistico, l’economia globale ne manchi circa un 1/3 per gap di strumenti moltiplicativi. Per tale motivo la ripresa economica potrebbe essere lenta, con ricadute recessive, e restare per molti anni senza capacità di riassorbire la disoccupazione. Per questo è prioritario ricostituire nel sistema la configurazione di “capitale abbondante”.

Con quali azioni? La più importante sarà l’emissione di nuove regole globali, compito del Fsb presieduto da Draghi, che abbiano lo scopo di permettere la finanza moltiplicativa, dandole basi di certezza, e non di comprimerla come finora i governi (G20) hanno promesso, terrorizzando l’industria di settore. Sarà un problema perché tanti politici si sono troppo ingaggiati in demonizzazioni della stessa idea di economia finanziarizzata. Ma su questo punto – regolazione propulsiva e non restrittiva – ci giochiamo la ricchezza futura del globo e non si potrà cedere al populismo. Una soluzione è che i banchieri centrali, che per mestiere capiscono e condividono il punto, prendano il dominio regolativo del settore lasciando il più possibile fuori i governi. Per altro i banchieri centrali pretenderanno l’impiego di più denaro reale per sostenere le operazioni a debito (deleverage) e ciò sarà un limite all’abbondanza di capitale. Comunque sarà compensabile con nuove invenzioni finanziarie capaci di moltiplicare il capitale non a leva, ma mobilizzandolo di più. Si apre una nuova frontiera competitiva per le banche più innovative. Sarà poi necessario che le banche inguaiate vengano comprate da quelle sane in modo tale che il capitale usato dalle prime per coprire le perdite venga trasferito agli impieghi nel mercato grazie alla solidità delle seconde. In America sta avvenendo, in Europa ancora no, colpevolmente.     

(c) 2009 Carlo Pelanda
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