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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-7-28

28/7/2009

La moltiplicazione di efficacia del piccolo strumento militare italiano

Oggi vertice Difesa a L’Aquila. Questa rubrica desidera parteciparvi in spirito con lo scopo di rendere la guerra oggetto di dibattito pubblico e non cosa imbarazzante da nascondere.   

 Con la fine della Guerra fredda è terminato il duopolio della violenza nel pianeta e ciò lascia libere molte nazioni di ricorrere alla forza per ottenere uno scopo politico. Nello scenario di “ritorno delle guerre” l’Italia non può perseguire una strategia della neutralità né del basso profilo perché porterebbero svantaggi per l’interesse e la sicurezza nazionali. Ma le risorse ed il consenso per il riarmo sono insufficienti per raggiungere un deterrente autonomo. Quindi il problema è come moltiplicare l’effetto politico dello strumento militare italiano senza poterlo ingrandire granché. La priorità è rinforzare i legami di alleanza militare sia Nato sia, soprattutto, bilaterali con l’America. L’unico modo per farlo è riprendere la strategia di Cavour: combattere le guerre dell’alleato principale per ottenere che questi combatta le nostre. La seconda priorità è partecipare all’alleanza che ricostruisca il monopolio della violenza, cioè la pace, nel globo in base alla natura dell’Italia di paese esportatore che ne determina l’interesse ad ottenere un mercato globale fluido, con attenzione privilegiata a quello mediterraneo. Il primo scopo implica l’aumento delle capacità di combattimento entro l’alleanza. Il secondo la capacità per partecipare a sistemi militari di raggio globale. La dottrina in atto non è distante da questa impostazione, ma la sua intensità nel costruire lo strumento militare adeguato è insufficiente. Al riguardo della strategia globale si raccomanda di attivare una valutazione politico-tecnologica che definisca a quali sistemi d’arma di superiorità totale l’Italia possa partecipare, con la sua industria, mettendoci il suo poco, ma così qualificato da moltiplicarne l’effetto. Al riguardo della capacità combattiva l’Afghanistan è un teatro dove sperimentare innovazioni tattiche. La materia è di competenza dei tecnici militari, ma il fine per cui devono calibrare lo strumento è politico. Si tratta di mostrare che i soldati italiani meglio di altri sanno sia trattare le popolazioni sia annullare i nemici. Sul primo punto la qualità della dottrina ed impieghi è già evidente, sul secondo va dimostrata. Solo un cenno per addetti: dall’antiguerriglia asimmetrica alla controguerriglia simmetrica. In conclusione, l’obiettivo è dare sia agli alleati per moltiplicazione del nostro valore militare sia al nemico per dissuasione, l’immagine di piccoli, intelligenti, ma cattivissimi se serve.    

(c) 2009 Carlo Pelanda
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