ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

Il Foglio

2010-1-26

26/1/2010

Perché l’assenza di limiti ai finanziamenti elettorali renderà la democrazia americana più forte

Quali conseguenze avrà per la democrazia statunitense la decisione della Corte suprema - 5 giudici di nomina repubblicana e 4 democratica - di togliere i limiti di finanziamento al supporto indiretto della campagna elettorale di un candidato?

Un candidato non potrà ricevere fondi privati illimitati, ma i suoi comitati di sostegno avranno la facoltà di spendere quello che vorranno. Per fare cosa? Spot televisivi, appelli sui giornali, reclutamento di attivisti, investigazioni sull’avversario (in America è permessa la pubblicità negativa) ecc., cioè tutto quello che si fa ora, ma in volumi più massicci, facendo ipotizzare che al variare della quantità vi sia una mutazione nella qualità. Il principio costituzionale stabilisce che la libertà di espressione degli interessi non può essere limitata. La conseguenza è che i soldi influenzeranno di più il processo politico. I democratici temono che gli interessi capitalistici non più arginati prevarranno contro quelli popolari. Tale paura è esagerata. La sentenza non tocca l’obbligo di totale trasparenza dei finanziamenti in fase elettorale e nessun potere ha interesse a farsi etichettare. Le grandi aziende, inoltre, consapevoli della complessità dei processi di consenso, tendono a finanziare ambedue i contendenti. Pertanto è improbabile che la norma costituzionale dia un vantaggio sistemico ai repubblicani contro i democratici. Ma è probabile che gli interessi capitalistici saranno meglio in grado di selezionare ed influenzare i politici sia repubblicani sia democratici. Ciò, in teoria, fa prevedere una maggiore pressione verso il centrismo in ambedue gli schieramenti. Ma gli interessi del capitalismo statunitense sono molto variati: protezionisti, globalisti, finanziari, industrialisti, ecc. Pertanto si può ipotizzare solo una tendenza al prevalere dell’interesse comune a meno tasse e meno intrusioni dello stato nel business, a livello federale. Buona notizia per l’America. La cattiva è che per le elezioni locali la potenza illimitata del capitale possa favorire distorsioni gravi in forma di comitati d’affari che reclutano politici. Ma già avviene, il sistema è forte abbastanza per denunciare e correggere. Quella ottima per i media, servizi di consulenza, ecc. è che una campagna elettorale sarà più ricca. La rubrica è così superficiale nel scenarizzare i rischi di sbilanciamento a favore del capitale in una democrazia? No, ne è consapevole. Ma ritiene che la democrazia debba essere competizione tra forti, ricchi, ambiziosi e cattivi per restare fortissima. Se diventa veicolo per dare potere ai deboli morirà. Bravi quei giudici americani, invidia. 

(c) 2010 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli