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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-12-29

29/12/2009

L’economia globale sarà salvata dall’America, ma resterà fragile per questo

Gli scenari concordano su tre punti: (a) che la crisi globale è stata meno intensa di quanto si temeva perché governi e banche centrali hanno reso disponibili con prontezza i capitali che mancavano; (b) che proprio per questo la ripresa è basata su stimoli e iniezioni di liquidità che non possono essere sostenibili per molto tempo; (c) che ora, nel 2010, si tratta di passare gradualmente dalla “ripresa artificiale” del mercato ad una dove la crescita (consumi ed investimenti) possa reggersi con le proprie gambe, permettendo alle autorità monetarie di ridurre l’enorme bolla di liquidità stimolativa ed ai bilanci pubblici di rientrare dai sostegni all’economia fatti a debito. Il tema economico principale del 2010 sembra essere la transizione dalla ripresa assistita a quella spontanea. Riuscirà? 

Fino all’estate del 2008 la domanda globale era pompata dalle importazioni americane. Ora si teme che questa sarà minore per almeno 3/5 anni, necessari per ricostruire il risparmio delle famiglie. Tutte le economie che basavano la loro crescita sulle esportazioni dovranno fare più crescita interna per colmare il gap. Per Cina, Germania, Giappone, Italia, i principali paesi esportatori e manifatturieri del pianeta, significa cambiare modello economico. La Cina sta compensando un calo strutturale di circa il 20% dell’export aumentando gli investimenti sostenuti dalle riserve. Non potrà cambiare il modello “export led” e continuerà nelle politiche di crescita forzata. Germania ed Italia dovrebbero ridurre tasse e spesa, nonché liberalizzare il mercato, ma non ci riusciranno per poca volontà politica ed opposizione statalista. Faranno limature e politiche straordinarie, come lo scudo fiscale che rende disponibili in Italia 5 punti di Pil circa di capitalizzazione straordinaria, per rendere sostenibile il modello, ma non lo cambieranno. Così il Giappone. Tutti aspetteranno che l’America riparta. Tale fenomeno rende “lenta” la ripresa e bisognosa di sostegni artificiali. La Cina può tenerli per tre anni prima di implodere. Gli europei per due, poi andrà in crisi l’euro per debito. Tokyo è già ai limiti. Quindi se l’America non anticipa la ripresa le altre economie o dovranno riequilibrarsi al prezzo di una nuova recessione oppure far saltare i conti pubblici e le monete. La buona notizia è che la locomotiva americana mostra di poter accelerare a metà del 2010 dando traino ai vagoni e permettendo loro il rientro dagli stimoli squilibranti. La cattiva è che questo probabile buon esito disincentiverà gli stati vagoni a cambiare modello così ricreando un’economia globale troppo fragile.

(c) 2009 Carlo Pelanda
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