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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-1-6

6/1/2009

La neogenesi sarà possibile nello spazio e non sulla Terra

Cari futurizzanti, il primo scenario del 2009 è per voi, con le scuse per avervi trascurato nel 2008. Ma una precisazione è necessaria. Molti si sono lamentati perché la rubrica non tratta più i temi del progresso postumano che implica la liberazione dalla morte. Non è per vincolo. E non è certo per rinuncia del rubricante a modificare la spaventosa condizione umana: nascere per morire e star male solo perché la “stupida” evoluzione così ci ha disegnati. Per quei ricercatori – bio, tecno e socio -  che chiedono alla rubrica di avanguardizzare sui media il consenso per la biocibernazione, questa è la risposta.

 La priorità è quella di minimizzare il conflitto tra tecnica e morale. L’opposizione della seconda può bloccare lo sviluppo della prima quando un’innovazione è agli inizi. Una volta avviata e dimostrato il suo vantaggio competitivo non c’è credenza che possa frenarla. La bioscienza, pur in suo settore criptato, è arrivata al punto di poter concepire la costruzione artificiale di organismi capaci di rimuovere le cause genetiche di morte, invecchiamento e malattia. Tale prospettiva, solo a dirla, produce choc. Non tanto per prevalenza oscurantista. I limiti sono nella società e nell’ecosistema. Per madri e padri il cui senso della vita, in sostanza, è la missione riproduttiva biocontinuista c’è un’inclinazione istintiva a rifiutare figli totalmente diversi da loro. Anche se fossero inventabili soluzioni per questo problema, non ce ne sono di terrestri per quello ecosistemico. Nella transizione sarebbe difficile gestire la diversità tra mortali ed immortali. I secondi senza limiti non potrebbero riprodursi in un’ecologia limitata. Quindi sulla Terra l’immortalità non mostra  un vantaggio competitivo, anzi. I contrari hanno argomenti razionali oltre che emotivi per opporsi.  La soluzione fattibile, invece, è quella di trasferire nello spazio il progetto di biocibernazione, senza impatto sulla Terra. Due speci, poi altre evoluzionisticamente infinite quanto l’Universo, quella terrestre lasciata come è, endoevoluzionistica. Quindi la strategia realistica è: prima uscire dal pianeta e poi, negli esohabitat, biocibernare. La buona notizia in materia è che l’India si è aggiunta ad America, Russia e Cina nella competizione per la conquista dello spazio. Tale pressione accelererà la costruzione di esobasi e astronavi. Un satellite indiano ha rilevato sulla Luna molto ferro che permetterà di costruirle in cantieri lunorbitali. Da qui evolverà la tecnologia dei megahabitat spaziali semoventi. In questi poi, o su altri pianeti,  tra 2 o 3 secoli, sarà neogenesi. Per necessità.    

(c) 2009 Carlo Pelanda
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