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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-11-4

4/11/2008

La priorità è sostenere l’Asia con una locomotiva euroamericana

La crisi finanziaria, pur grave, è meno preoccupante di quella strutturale in atto nel mercato globale. Per la prima le cose da fare sono piuttosto chiare e le capacità di capitale per tamponare le falle appaiono disponibili. Il credito riprenderà, pur lentamente. Ma l’America è stata scossa al punto da richiedere un periodo non breve di riequilibri sistemici, dai tre ai cinque anni, in cui certamente tornerà a crescere, ma non tanto da trainare l’economia mondiale come ha fatto negli ultimi 60 anni.  Per il resto del mondo ciò significa rischio elevato di deflazione strutturale perché non c’è una locomotiva in grado di sostituire quella americana in tempi brevi. La priorità di scenario è individuare dove sarà nel mondo l’impatto più grave, inteso come focolaio di destabilizzazione complessiva, allo scopo di capire tipo e scala dell’azione necessaria per il riequilibrio.      

La crescita statunitense resterà negativa o debole per tre trimestri. Ma anche se ripartisse prima è difficile, per le riparazioni sistemiche necessarie, che lo farà con una ripresa dei consumi tale da reggere grandi volumi di importazione. Ciò significa che nel prossimo triennio tutte le nazioni dovranno bilanciare con più crescita interna la riduzione di quella generata direttamente o indirettamente via esportazioni. Nel 2007 la Cina ha fatto il 32% del suo Pil via export in America ed il 42% aggiungendo quello verso Europa e Giappone. Questi due hanno endemicamente crescita interna zero e crescono solo via esportazioni. Per tenere in  crescita sufficiente il Pil, la Cina dovrebbe aumentare di almeno il 25% quello prodotto internamente, il Giappone del 20% e l’eurozona del 15%. Cioè cambiare modello politico/economico in quanto, se questi numeri venissero confermati, non basterebbe la stimolazione monetaria. Possiamo veramente credere che Cina e Giappone possano sostituire in pochi mesi un modello sovradattato all’export con uno di investimenti interni? Chenell’eurozona i governi riducano le tasse sostanzialmente e presto per stimolare la crescita? Se non lo faranno l’Asia imploderà, con caduta delle monete. L’eurozona terrà di più, ma non per molto. Che riescano a cambiare in tempo modello interno è poco probabile. Pertanto la fragilità dell’Asia può far collassare il sistema globale e quindi è prioritario sostenerla. Ma la locomotiva ed il pilastro grandi abbastanza per riuscirci implicano la formazione di un mercato e sistema monetario euroamericani. Fattibilità? Sarà più facile per gli eurogoverni fare l’euroamerica che non ridurre le tasse. L’America? O così o importerà  caos dal mondo. 

(c) 2008 Carlo Pelanda
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