L’antenna ed il campanile

(titolo originale)

Ormai tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessario investire di più sul “capitale umano”, ovvero sulla formazione degli individui per aumentarne il valore mercato. Si è anche affermata l’idea che più un lavoratore è intellettualmente mobile e meglio può adattarsi ad un economia sempre più dinamica e futurizzante. In particolare, la rivoluzione della nuova economia trainata dalla tecnologia richiede una parallela rivoluzione dei sistemi educativi. Recentemente l’Unione Europea (vertice di Lisbona) ha annunciato un programma che impegna i governi e la Commissione a realizzare entro il 2003 nuove infrastrutture informatiche sul piano continentale e, soprattutto, mettere su ogni banco di scuola un computer. Perfetto, ma questa è solo – pur passo fondamentale – la cornice. Il  quadro è ancora da dipingere. Vediamo come, pregandovi di arrivare pazientemente alla fine di questo articolo perché vi sarà una proposta diretta a chi dirige questo quotidiano, che richiede la complicità di voi lettori.

Dividiamo in due parti il quadro. Sullo sfondo – il futuro più lontano – possiamo cominciare a dipingere una città che su ogni campanile e torri secolari avrà una bella antenna. Simbolo che il futuro si sarà insediato nella nostra storicità, cioè che la tecnologia dell’informazione e l’evoluzione dei sistemi educativi avrà dato una nuova forma ai processi economici e sociali. Le espressioni delle persone saranno allegre, le pennellate rapide per rendere l’idea di un mondo più dinamico, ottimista. E’ una speranza non irrealistica sulla base delle consapevolezze che – finalmente - stanno emergendo.

Ma resta da dipingere il presente, ovvero il come da una situazione attuale di ritardo educativo riusciremo ad arrivare a questo piacevole futuro. E le immagini – se vogliamo usare lo stile pittorico realista – non sono proprio delle migliori. Un cinquantenne licenziato da un’azienda tessile che ha ridotto il personale sta girando tra Verona e Vicenza per cercare una fonte di istruzione dove poter assorbire la capacità di disegnare siti web e negozi virtuali per il commercio elettronico. Non ha alcuna voglia di prepensionarsi come il sindacato gli ha sbrigativamente consigliato. Ha in mano il ritaglio di una rivista che parla dell’espansione futura di tale settore. E un altro pezzo di giornale dove le aziende richiedono personale con questa competenza. Dopo due mesi di inutile ricerca – mi racconta – alla fine trova un amico al lavoro in un’impresa che si sta rinnovando sul piano tecnologico. “Questo, di straforo, lo fa entrare negli uffici per fargli usare i computer, gli accessi ed i testi utili ad imparare. Ma fa molta fatica – nonostante l’aiuto del conoscente, comunque indaffarato e con poco tempo – perché a scuola, quando era giovane, non ha ricevuto un’educazione di base che gli abbia insegnato i metodi di “autoapprendimento” e l’inglese. Comunque si sta arrangiando, ma la sua faccia – nel quadro – ha un’espressione tesa, di chi ha paura di non farcela.  

 Dipinta questa, metterei accanto il viso di Filippo, giovante tecnico computer veronese. Si è offerto di costruire il sito (www.carlo_pelanda.com) dove tra poco sbatterò tutte le mie pubblicazioni e farò pubblicità alla mia attività (scenaristica). Stavo per firmare il contratto con un’azienda milanese che mi proponeva la realizzazione del sito (complesso e non solo una semplice videata web) ad un buon prezzo ed in pochi giorni. Ma ho assunto Filippo, che mi costa un po’ di più e allunga di tre mesi i tempi perchè non ha ancora un’esperienza di questi lavori, pur geniale tecnico. Sono rimasto affascinato dalla sua volontà di imparare questo mestiere e colpito dalla mancanza di risorse educative che glielo insegnassero, qui nella nostra zona. Abbiamo fatto un patto: impara lavorando ed io accetto il rischio. In cambio mi assisterà nella gestione futura del sito a costi inferiori a quelli di mercato. Ed il suo viso – simpaticissimo e concentrato, teso nello sforzo – possiamo metterlo tra l’immagine ansiosa detta sopra e lo scenario piacevole di sfondo futuro.

 Queste prime immagini ci suggeriscono come completare il quadro. Perché l’Università non apre dei corsi di informazione continua aperti ai lavoratori, giovani e no, che insegnino in poco tempo – non è poi cosa impossibile – le nuove competenze tecnologiche, in accordo con le imprese? In America insegno in una università (Georgia) che ha la cosiddetta “Terza missione”. Oltre ad insegnamento e ricerca organizza i corsi di formazione continua – da una settimana a qualche mese a seconda dei casi - per centinaia di materie. Spesso in collaborazione stretta con le imprese affamate di personale più istruito e disposte a pagarlo bene e a coprire i costi di educazione. Francamente non capisco perché noi non abbiamo una cosa del genere. In sintesi, c’è una domanda di formazione molto superiore all’offerta. E dobbiamo colmarla per unire, nel quadro, il presente al futuro.

Come? Lasciamo stare frasi ed idee roboanti ed andiamo al pratico, al locale (Verona, Vicenza, Brescia, aree di diffusione di queste pagine). Per esempio, questo giornale potrebbe dedicare uno spazio che metta in connessione la domanda e l’offerta di formazione continua, anche ospitando e chiamando idee per organizzarla sempre meglio. I giornali locali hanno una enorme potenzialità per svolgere tale servizio stimolativo. Appunto, mettere un’antenna sui nostri meravigliosi antichi campanili. Cosa ne dite?

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(titolo originale)

Ormai tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessario investire di più sul “capitale umano”, ovvero sulla formazione degli individui per aumentarne il valore mercato. Si è anche affermata l’idea che più un lavoratore è intellettualmente mobile e meglio può adattarsi ad un economia sempre più dinamica e futurizzante. In particolare, la rivoluzione della nuova economia trainata dalla tecnologia richiede una parallela rivoluzione dei sistemi educativi. Recentemente l’Unione Europea (vertice di Lisbona) ha annunciato un programma che impegna i governi e la Commissione a realizzare entro il 2003 nuove infrastrutture informatiche sul piano continentale e, soprattutto, mettere su ogni banco di scuola un computer. Perfetto, ma questa è solo – pur passo fondamentale – la cornice. Il  quadro è ancora da dipingere. Vediamo come, pregandovi di arrivare pazientemente alla fine di questo articolo perché vi sarà una proposta diretta a chi dirige questo quotidiano, che richiede la complicità di voi lettori.

Dividiamo in due parti il quadro. Sullo sfondo – il futuro più lontano – possiamo cominciare a dipingere una città che su ogni campanile e torri secolari avrà una bella antenna. Simbolo che il futuro si sarà insediato nella nostra storicità, cioè che la tecnologia dell’informazione e l’evoluzione dei sistemi educativi avrà dato una nuova forma ai processi economici e sociali. Le espressioni delle persone saranno allegre, le pennellate rapide per rendere l’idea di un mondo più dinamico, ottimista. E’ una speranza non irrealistica sulla base delle consapevolezze che – finalmente - stanno emergendo.

Ma resta da dipingere il presente, ovvero il come da una situazione attuale di ritardo educativo riusciremo ad arrivare a questo piacevole futuro. E le immagini – se vogliamo usare lo stile pittorico realista – non sono proprio delle migliori. Un cinquantenne licenziato da un’azienda tessile che ha ridotto il personale sta girando tra Verona e Vicenza per cercare una fonte di istruzione dove poter assorbire la capacità di disegnare siti web e negozi virtuali per il commercio elettronico. Non ha alcuna voglia di prepensionarsi come il sindacato gli ha sbrigativamente consigliato. Ha in mano il ritaglio di una rivista che parla dell’espansione futura di tale settore. E un altro pezzo di giornale dove le aziende richiedono personale con questa competenza. Dopo due mesi di inutile ricerca – mi racconta – alla fine trova un amico al lavoro in un’impresa che si sta rinnovando sul piano tecnologico. “Questo, di straforo, lo fa entrare negli uffici per fargli usare i computer, gli accessi ed i testi utili ad imparare. Ma fa molta fatica – nonostante l’aiuto del conoscente, comunque indaffarato e con poco tempo – perché a scuola, quando era giovane, non ha ricevuto un’educazione di base che gli abbia insegnato i metodi di “autoapprendimento” e l’inglese. Comunque si sta arrangiando, ma la sua faccia – nel quadro – ha un’espressione tesa, di chi ha paura di non farcela.  

 Dipinta questa, metterei accanto il viso di Filippo, giovante tecnico computer veronese. Si è offerto di costruire il sito (www.carlo_pelanda.com) dove tra poco sbatterò tutte le mie pubblicazioni e farò pubblicità alla mia attività (scenaristica). Stavo per firmare il contratto con un’azienda milanese che mi proponeva la realizzazione del sito (complesso e non solo una semplice videata web) ad un buon prezzo ed in pochi giorni. Ma ho assunto Filippo, che mi costa un po’ di più e allunga di tre mesi i tempi perchè non ha ancora un’esperienza di questi lavori, pur geniale tecnico. Sono rimasto affascinato dalla sua volontà di imparare questo mestiere e colpito dalla mancanza di risorse educative che glielo insegnassero, qui nella nostra zona. Abbiamo fatto un patto: impara lavorando ed io accetto il rischio. In cambio mi assisterà nella gestione futura del sito a costi inferiori a quelli di mercato. Ed il suo viso – simpaticissimo e concentrato, teso nello sforzo – possiamo metterlo tra l’immagine ansiosa detta sopra e lo scenario piacevole di sfondo futuro.

 Queste prime immagini ci suggeriscono come completare il quadro. Perché l’Università non apre dei corsi di informazione continua aperti ai lavoratori, giovani e no, che insegnino in poco tempo – non è poi cosa impossibile – le nuove competenze tecnologiche, in accordo con le imprese? In America insegno in una università (Georgia) che ha la cosiddetta “Terza missione”. Oltre ad insegnamento e ricerca organizza i corsi di formazione continua – da una settimana a qualche mese a seconda dei casi - per centinaia di materie. Spesso in collaborazione stretta con le imprese affamate di personale più istruito e disposte a pagarlo bene e a coprire i costi di educazione. Francamente non capisco perché noi non abbiamo una cosa del genere. In sintesi, c’è una domanda di formazione molto superiore all’offerta. E dobbiamo colmarla per unire, nel quadro, il presente al futuro.

Come? Lasciamo stare frasi ed idee roboanti ed andiamo al pratico, al locale (Verona, Vicenza, Brescia, aree di diffusione di queste pagine). Per esempio, questo giornale potrebbe dedicare uno spazio che metta in connessione la domanda e l’offerta di formazione continua, anche ospitando e chiamando idee per organizzarla sempre meglio. I giornali locali hanno una enorme potenzialità per svolgere tale servizio stimolativo. Appunto, mettere un’antenna sui nostri meravigliosi antichi campanili. Cosa ne dite?

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Ormai tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessario investire di più sul “capitale umano”, ovvero sulla formazione degli individui per aumentarne il valore mercato. Si è anche affermata l’idea che più un lavoratore è intellettualmente mobile e meglio può adattarsi ad un economia sempre più dinamica e futurizzante. In particolare, la rivoluzione della nuova economia trainata dalla tecnologia richiede una parallela rivoluzione dei sistemi educativi. Recentemente l’Unione Europea (vertice di Lisbona) ha annunciato un programma che impegna i governi e la Commissione a realizzare entro il 2003 nuove infrastrutture informatiche sul piano continentale e, soprattutto, mettere su ogni banco di scuola un computer. Perfetto, ma questa è solo – pur passo fondamentale – la cornice. Il  quadro è ancora da dipingere. Vediamo come, pregandovi di arrivare pazientemente alla fine di questo articolo perché vi sarà una proposta diretta a chi dirige questo quotidiano, che richiede la complicità di voi lettori.

Dividiamo in due parti il quadro. Sullo sfondo – il futuro più lontano – possiamo cominciare a dipingere una città che su ogni campanile e torri secolari avrà una bella antenna. Simbolo che il futuro si sarà insediato nella nostra storicità, cioè che la tecnologia dell’informazione e l’evoluzione dei sistemi educativi avrà dato una nuova forma ai processi economici e sociali. Le espressioni delle persone saranno allegre, le pennellate rapide per rendere l’idea di un mondo più dinamico, ottimista. E’ una speranza non irrealistica sulla base delle consapevolezze che – finalmente - stanno emergendo.

Ma resta da dipingere il presente, ovvero il come da una situazione attuale di ritardo educativo riusciremo ad arrivare a questo piacevole futuro. E le immagini – se vogliamo usare lo stile pittorico realista – non sono proprio delle migliori. Un cinquantenne licenziato da un’azienda tessile che ha ridotto il personale sta girando tra Verona e Vicenza per cercare una fonte di istruzione dove poter assorbire la capacità di disegnare siti web e negozi virtuali per il commercio elettronico. Non ha alcuna voglia di prepensionarsi come il sindacato gli ha sbrigativamente consigliato. Ha in mano il ritaglio di una rivista che parla dell’espansione futura di tale settore. E un altro pezzo di giornale dove le aziende richiedono personale con questa competenza. Dopo due mesi di inutile ricerca – mi racconta – alla fine trova un amico al lavoro in un’impresa che si sta rinnovando sul piano tecnologico. “Questo, di straforo, lo fa entrare negli uffici per fargli usare i computer, gli accessi ed i testi utili ad imparare. Ma fa molta fatica – nonostante l’aiuto del conoscente, comunque indaffarato e con poco tempo – perché a scuola, quando era giovane, non ha ricevuto un’educazione di base che gli abbia insegnato i metodi di “autoapprendimento” e l’inglese. Comunque si sta arrangiando, ma la sua faccia – nel quadro – ha un’espressione tesa, di chi ha paura di non farcela.  

 Dipinta questa, metterei accanto il viso di Filippo, giovante tecnico computer veronese. Si è offerto di costruire il sito (www.carlo_pelanda.com) dove tra poco sbatterò tutte le mie pubblicazioni e farò pubblicità alla mia attività (scenaristica). Stavo per firmare il contratto con un’azienda milanese che mi proponeva la realizzazione del sito (complesso e non solo una semplice videata web) ad un buon prezzo ed in pochi giorni. Ma ho assunto Filippo, che mi costa un po’ di più e allunga di tre mesi i tempi perchè non ha ancora un’esperienza di questi lavori, pur geniale tecnico. Sono rimasto affascinato dalla sua volontà di imparare questo mestiere e colpito dalla mancanza di risorse educative che glielo insegnassero, qui nella nostra zona. Abbiamo fatto un patto: impara lavorando ed io accetto il rischio. In cambio mi assisterà nella gestione futura del sito a costi inferiori a quelli di mercato. Ed il suo viso – simpaticissimo e concentrato, teso nello sforzo – possiamo metterlo tra l’immagine ansiosa detta sopra e lo scenario piacevole di sfondo futuro.

 Queste prime immagini ci suggeriscono come completare il quadro. Perché l’Università non apre dei corsi di informazione continua aperti ai lavoratori, giovani e no, che insegnino in poco tempo – non è poi cosa impossibile – le nuove competenze tecnologiche, in accordo con le imprese? In America insegno in una università (Georgia) che ha la cosiddetta “Terza missione”. Oltre ad insegnamento e ricerca organizza i corsi di formazione continua – da una settimana a qualche mese a seconda dei casi - per centinaia di materie. Spesso in collaborazione stretta con le imprese affamate di personale più istruito e disposte a pagarlo bene e a coprire i costi di educazione. Francamente non capisco perché noi non abbiamo una cosa del genere. In sintesi, c’è una domanda di formazione molto superiore all’offerta. E dobbiamo colmarla per unire, nel quadro, il presente al futuro.

Come? Lasciamo stare frasi ed idee roboanti ed andiamo al pratico, al locale (Verona, Vicenza, Brescia, aree di diffusione di queste pagine). Per esempio, questo giornale potrebbe dedicare uno spazio che metta in connessione la domanda e l’offerta di formazione continua, anche ospitando e chiamando idee per organizzarla sempre meglio. I giornali locali hanno una enorme potenzialità per svolgere tale servizio stimolativo. Appunto, mettere un’antenna sui nostri meravigliosi antichi campanili. Cosa ne dite?

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L' Arena

2000-4-5

5/4/2000

Ma ora occorre una nuova “formazione”

L’antenna ed il campanile

(titolo originale)

Ormai tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessario investire di più sul “capitale umano”, ovvero sulla formazione degli individui per aumentarne il valore mercato. Si è anche affermata l’idea che più un lavoratore è intellettualmente mobile e meglio può adattarsi ad un economia sempre più dinamica e futurizzante. In particolare, la rivoluzione della nuova economia trainata dalla tecnologia richiede una parallela rivoluzione dei sistemi educativi. Recentemente l’Unione Europea (vertice di Lisbona) ha annunciato un programma che impegna i governi e la Commissione a realizzare entro il 2003 nuove infrastrutture informatiche sul piano continentale e, soprattutto, mettere su ogni banco di scuola un computer. Perfetto, ma questa è solo – pur passo fondamentale – la cornice. Il  quadro è ancora da dipingere. Vediamo come, pregandovi di arrivare pazientemente alla fine di questo articolo perché vi sarà una proposta diretta a chi dirige questo quotidiano, che richiede la complicità di voi lettori.

Dividiamo in due parti il quadro. Sullo sfondo – il futuro più lontano – possiamo cominciare a dipingere una città che su ogni campanile e torri secolari avrà una bella antenna. Simbolo che il futuro si sarà insediato nella nostra storicità, cioè che la tecnologia dell’informazione e l’evoluzione dei sistemi educativi avrà dato una nuova forma ai processi economici e sociali. Le espressioni delle persone saranno allegre, le pennellate rapide per rendere l’idea di un mondo più dinamico, ottimista. E’ una speranza non irrealistica sulla base delle consapevolezze che – finalmente - stanno emergendo.

Ma resta da dipingere il presente, ovvero il come da una situazione attuale di ritardo educativo riusciremo ad arrivare a questo piacevole futuro. E le immagini – se vogliamo usare lo stile pittorico realista – non sono proprio delle migliori. Un cinquantenne licenziato da un’azienda tessile che ha ridotto il personale sta girando tra Verona e Vicenza per cercare una fonte di istruzione dove poter assorbire la capacità di disegnare siti web e negozi virtuali per il commercio elettronico. Non ha alcuna voglia di prepensionarsi come il sindacato gli ha sbrigativamente consigliato. Ha in mano il ritaglio di una rivista che parla dell’espansione futura di tale settore. E un altro pezzo di giornale dove le aziende richiedono personale con questa competenza. Dopo due mesi di inutile ricerca – mi racconta – alla fine trova un amico al lavoro in un’impresa che si sta rinnovando sul piano tecnologico. “Questo, di straforo, lo fa entrare negli uffici per fargli usare i computer, gli accessi ed i testi utili ad imparare. Ma fa molta fatica – nonostante l’aiuto del conoscente, comunque indaffarato e con poco tempo – perché a scuola, quando era giovane, non ha ricevuto un’educazione di base che gli abbia insegnato i metodi di “autoapprendimento” e l’inglese. Comunque si sta arrangiando, ma la sua faccia – nel quadro – ha un’espressione tesa, di chi ha paura di non farcela.  

 Dipinta questa, metterei accanto il viso di Filippo, giovante tecnico computer veronese. Si è offerto di costruire il sito (www.carlo_pelanda.com) dove tra poco sbatterò tutte le mie pubblicazioni e farò pubblicità alla mia attività (scenaristica). Stavo per firmare il contratto con un’azienda milanese che mi proponeva la realizzazione del sito (complesso e non solo una semplice videata web) ad un buon prezzo ed in pochi giorni. Ma ho assunto Filippo, che mi costa un po’ di più e allunga di tre mesi i tempi perchè non ha ancora un’esperienza di questi lavori, pur geniale tecnico. Sono rimasto affascinato dalla sua volontà di imparare questo mestiere e colpito dalla mancanza di risorse educative che glielo insegnassero, qui nella nostra zona. Abbiamo fatto un patto: impara lavorando ed io accetto il rischio. In cambio mi assisterà nella gestione futura del sito a costi inferiori a quelli di mercato. Ed il suo viso – simpaticissimo e concentrato, teso nello sforzo – possiamo metterlo tra l’immagine ansiosa detta sopra e lo scenario piacevole di sfondo futuro.

 Queste prime immagini ci suggeriscono come completare il quadro. Perché l’Università non apre dei corsi di informazione continua aperti ai lavoratori, giovani e no, che insegnino in poco tempo – non è poi cosa impossibile – le nuove competenze tecnologiche, in accordo con le imprese? In America insegno in una università (Georgia) che ha la cosiddetta “Terza missione”. Oltre ad insegnamento e ricerca organizza i corsi di formazione continua – da una settimana a qualche mese a seconda dei casi - per centinaia di materie. Spesso in collaborazione stretta con le imprese affamate di personale più istruito e disposte a pagarlo bene e a coprire i costi di educazione. Francamente non capisco perché noi non abbiamo una cosa del genere. In sintesi, c’è una domanda di formazione molto superiore all’offerta. E dobbiamo colmarla per unire, nel quadro, il presente al futuro.

Come? Lasciamo stare frasi ed idee roboanti ed andiamo al pratico, al locale (Verona, Vicenza, Brescia, aree di diffusione di queste pagine). Per esempio, questo giornale potrebbe dedicare uno spazio che metta in connessione la domanda e l’offerta di formazione continua, anche ospitando e chiamando idee per organizzarla sempre meglio. I giornali locali hanno una enorme potenzialità per svolgere tale servizio stimolativo. Appunto, mettere un’antenna sui nostri meravigliosi antichi campanili. Cosa ne dite?

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