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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-5-6

6/5/2008

I tuoni della crisi minore hanno nascosto i lampi di quella maggiore all’orizzonte

Da mesi questa rubrica avverte che la crisi finanziaria non è catastrofica. Tale sicurezza, in controtendenza, si è basata su un metodo di scenaristica che valuta se le pressioni destabilizzanti eccedono le capacità del sistema di gestirle. Sono rimaste sempre sotto soglia. Ma lo stesso metodo segnala, nuovamente in controtendenza, che non è il caso di rallegrarsi per lo scampato pericolo. Ce ne è un altro all’orizzonte, sistemico e non settoriale, brutto. La crisi maggiore in arrivo è stata nascosta dai rumori di quella minore amplificati dai ventinovisti che hanno sbagliato catastrofe.   

Sta crescendo la probabilità che forze destabilizzanti eccedano la capacità del sistema mondiale di riequilibrarle. L’America è ormai troppo piccola per governare il pianeta come ha fatto dal 1945 ai primi del 2000. Ciò lascia senza museruola poteri e tendenze divergenti dagli standard di libero mercato, democrazia, ordine, non aggressività, ecc.. Tale crisi di governabilità sta diminuendo la probabilità che la globalizzazione possa arrivare alla configurazione di mercato mondiale aperto dove le singole sovranità nazionali trovino ciascuna un buon bilanciamento tra esigenze nazionali e standard globali (Pelanda e Savona, Sovranità & ricchezza, 2001, 2005). Tale configurazione, per esempio, permetterebbe ai paesi ricchi di difendere i redditi della loro classe media (la cui erosione attuale fu anticipata ne Il fantasma della povertà, Tremonti, Pelanda e Luttwak, 1995) e a quelli poveri di crescere rapidamente mantenendo un ragionevole ordine interno. Ma senza governabilità sovrasistemica non sarà possibile equilibrare la globalizzazione perché ogni nazione/blocco farà i cavoli suoi. E sta già succedendo da qualche anno. Nei prossimi mancherà sempre più la capacità di contenere pressioni destabilizzanti quali l’aumento dei costi energetici, l’affermarsi del capitalismo autoritario su quello democratico, la spaccatura tra ricchi e poveri, megacrisi nei paesi emergenti, l’impoverimento di quelli ricchi, conflitti. Per evitarlo la soluzione del rubricante è quella di integrare America ed Europa come nucleo di un’alleanza che, ridando scala all’occidente, ne ripristini il governo sul mondo (La grande alleanza, 2007; Nova Atlantica, 2009). Ma le democrazie tendono a reagire e non ad agire e i loro politici, di fronte al primo manifestarsi dei problemi qui detti, stanno reagendo con  soluzioni passive, quali protezionismo e nazionalismo. Come spingerli a quelle attive? Semplice, madri e padri provino a pensare, cercando informazioni, quali condizioni di vita avranno i loro figli tra 10/20 anni. Se.          

(c) 2008 Carlo Pelanda
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