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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-1-15

15/1/2008

Parigi cerca strategie platoniche ma dovrebbe ispirarsi a quelle aristoteliche

 Sarkozy ha annunciato una strategia di ribilanciamento della globalizzazione. I pensatoi occidentali sono curiosi di capire quale visto che da un decennio annaspano sul tema, questo rubricante in particolare. La teoria (vantaggio competitivo) prevede che l’inclusione nel mercato del povero alla fine renda più ricchi tutti. Ma nella realtà c’è un ritardo tra quando un paese ricco cede ricchezza e quando la riacquista, aumentata. Tale gap sta impoverendo  le classi medie di America ed Europa rendendo ricchissimi i Paesi emergenti senza i costi della democrazia. Cause: (a) parte dello sbilanciamento è finanziario e dipende dal ciclo dell’energia; (b) il modello europeo non produce sufficiente crescita interna; (c) quello americano importa troppa pressione competitiva sulla classe media; (d) Cina ed altri non vogliono rinunciare alla competitività sleale né democratizzarsi né comprare di più dal resto del mondo. Pertanto una strategia del ribilanciamento dovrebbe puntare (1) alla riforma di efficienza interna dell’Europa combinata (2) con un riordinamento condizionante della Cina e (3) del mercato energetico. Novità da Parigi? Al momento c’è solo l’idea di calcolare il Pil includendo la qualità della vita. Certamente c’è un intento strategico: tale calcolo qualitativo della ricchezza nazionale permette pressioni politiche in due direzioni: trasformare il costo della democrazia in patrimonio e così giustificare più protezioni, definire uno standard internazionale che costringa la Cina a riordinarsi per adeguarsi. Interessante, ma c’è un difetto “platonico”: pensare che l’astrazione modifichi la realtà sfuggendone i vincoli. La ricchezza si calcola in soldi e basta, per far fare una cosa alla Cina bisogna usare forza vera e non solo morale. Probabilmente a Parigi pensano che: la Cina sia troppo grossa per condizionarla; i soldi veri non ci sono; la riforma competitiva dell’Europa sia infattibile. Così tentano opzioni platoniche di nominalismo economico e strategico. Questa rubrica suggerisce ai cugini di rileggere, invece, Aristotele. Servirà per mantenere il confine tra fisica (realismo computazionale) e metafisica, cioè per distinguere tra ricchezza vera e fasulla. Soprattutto, Aristotele insegnò ad Alessandro Magno che la forza può essere moltiplicata dall’organizzazione e dall’audacia, cioè che la “violenza” e non solo la scala è il fattore di potenza principale. Vuol dire che per ribilanciare la globalizzazione l’occidente ha solo l’opzione di integrarsi e (ri)fare impero per imporre gli standard mondiali che vuole. Inutile girarci intorno, Sarkozy, questo è il nodo gordiano   

(c) 2008 Carlo Pelanda
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