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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2009-3-24

24/3/2009

Una corrente neoliberale per bonificare il Pdl dall’economia sociale di mercato

La nascita del Pdl è solo un primo passo verso la configurazione finale del futuro Partito popolare italiano, filiale di quello europeo nella sua formula di contenitore di diversità compatibili, probabilmente tra due o tre anni. Ma è un grande passo perché risolve il problema principale del centrodestra: l’inclusione della destra postfascista nel centrismo moderato, lasciando comunque minimo spazio a quella estrema. E’ un’ottima notizia modernizzante per l’Italia. Ma per poterne dare un’altra - la nascita di un’offerta politica veramente liberalizzante e futurizzante  - bisognerebbe bonificare il Pdl dalla dannosa dominanza teoretica dell’economia sociale di mercato

 Tale dottrina statalista è finita in un partito di ispirazione liberale, contaminandola, per tre motivi. (a) intellettuali socialisti di grande ingegno come Brunetta, Sacconi, Tremonti, ecc. hanno preso in mano la teoria del partito; (b) anche perché i sondaggi mostrano che l’elettorato vuole i benefici del capitalismo senza pagarne i prezzi ed il neosocialismo lo rassicura; (c) il concetto di economia sociale di mercato è in linea con la tradizione solidarista democristiana e statalista-corporativa che prevalgono in Italia nonché con la dottrina antiliberista/consociativa della Dc tedesca che influenza il Ppe e con lo statalismo della destra francese. Il quarto motivo è un difetto dei fratelli liberisti. Non hanno una solida teoria dello Stato e delle garanzie perché ritengono che ogni problema vada risolto avendone di meno. Per questo il liberalismo economico, nonostante la superiorità scientifica della sua analisi, non è  diventato competitivo sul piano elettorale ed è stato segato. Ciò deve essere di stimolo per i teoreti liberisti. Invece di rinchiudersi in sprezzanti minoranze dovrebebro attaccare creando una nuova dottrina di complementarietà tra Stato e Mercato. Lo Stato deve dare garanzie, il Mercato  ricchezza, senza mescolare le due cose. Il primo regola il secondo, ma per permettergli l’autoregolazione via Lex mercatoria e non per comprimerlo. Le garanzie devono essere attive (investimento) e non passive (assistenza). Lo Stato fa quello che il mercato non può fare (educazione, lungo termine) e viceversa, con sconfinamenti del primo solo in caso di emergenza. Lo Stato ha la missione di creare individui forti capaci essere liberi e non tutele permanenti. Solo astrazioni? Dal 1994 il centrodestra ha fallito il programma di riformismo liberale perché ne ha affidato la gestione a socialisti e statalisti. Per questo noi liberali dobbiamo mostrare potere cognitivo e prendere quello reale. Fare corrente. 

(c) 2009 Carlo Pelanda
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