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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-11-13

13/11/2007

Il prezzo del petrolio è alto per speculazione e non per scarsità e quindi scenderà

Il prezzo del petrolio salirà dai 100 dollari di oggi verso i 200 oppure scenderà verso i 50?

Dal 2002 è aumentato in modo non-proporzionale all’incremento reale della domanda in relazione all’offerta. Il dato indica che un fattore anomalo si è inserito nella definizione del prezzo, “irrazionalizzandolo”. Cina ed India? Un po’, ma a fronte della domanda crescente nei paesi emergenti quella dell’area industrializzata è in calo perché stanno entrando a regime risparmi e fonti alternative. Inoltre i nuovi investimenti in capacità estrattive, di trasporto e raffinazione avranno effetto tra qualche anno spostando di secoli la data in cui vi sarà scarsità reale di petrolio e gas. In sintesi, né ieri, né oggi né domani c’è stata, c’è e ci sarà una scarsità tale di idrocarburi fossili da giustificarne il raddoppio dei prezzi in poco tempo, il picco attuale ed una tendenza catastrofica di lungo termine. L’Opec, poi, non ha interesse a rialzi irrazionali per non incentivare investimenti in fonti alternative che deprimerebbero il valore prospettico del petrolio. Se lo “scenario di scarsità” è una favola, allora quale altro motivo sta pompando i prezzi? Il 95% degli scambi di barili di petrolio è finanziarizzato. Vuol dire, semplificando, che in questo settore c’è una falla che permette bolle speculative. Infatti su 100 dollari per barile almeno 20-25, ma è ipotizzabile perfino 50, appaiono speculativi. Il picco attuale è motivato dal timore di una scarsità nel 2008 dovuta al bombardamento dell’Iran? Certamente, ma il fenomeno più importante è che la speculazione cerca/crea miti che la giustifichino, tipo la scarsità a lungo e l’Iran a breve, e non una reale scarsità stessa o un vero timore di effetti prolungati da crisi geopolitiche. Infatti la domanda di petrolio non la sta scontando e ne è prova che il “pronto” sia di 10 dollari sopra il “termine”. Si tratta proprio di una bolla finanziaria. Il crollo del dollaro la favorisce incentivando alcuni produttori ad alzare i prezzi più cade la valuta? Certo, ma anche questo è un mito perché sarebbe facile bilanciare il rischio valutario senza dover alzare i prezzi. Chiaramente prevale il fenomeno speculativo reso possibile dalla sregolatezza. Soluzioni? Basterebbe che la “clearing house” della Borsa di Chicago, riferimento per i contratti “future” globali sul petrolio, imponesse l’obbligo di versare preventivamente il 50% del valore invece del 5%. In tal modo le “leve finanziarie” sarebbero disincentivate ed il prezzo si sgonfierebbe. Scenario: (a) se si regola la finanza derivata dal petrolio il prezzo tenderà verso i 50 dollari, se non lo si fa schizzerà verso i 200; (b) ma nel secondo caso la regolazione avverrà comunque perché la gente reagirà con violenza all’insostenibilità dei prezzi, soprattutto, quando scoprirà che non c’è scarsità, ma solo speculazione. Ribasso oppure linciaggio di politici, banche e fondi. Scenderà.      

(c) 2007 Carlo Pelanda
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