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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-11-6

6/11/2007

Finalmente anche buonisti, pragmatici e sinistre si accorgono del pericolo di una Cina che diffonde il capitalismo autoritario

Attorno al 2020, se continuano le tendenze in atto, i paesi con modello di capitalismo autoritario saranno più ricchi di quelli basati sul capitalismo democratico. Già ora il sistema finanziario globale è dominato da fondi e banche residenti nei primi che, pertanto, possono manovrare quantità preponderanti di capitale senza trasparenza e per finalità di potenza. La migrazione del potere dall’occidente all’Asia sembra inevitabile. Ma è ancora evitabile che il capitalismo autoritario prevalga su quello democratico.  

Pur con ritardo ed incertezza sulle soluzioni, politici, ricercatori, poteri finanziari ed industriali occidentali stanno accorgendosi del pericolo. Dal 1995 chi scrive si sgola per correggere l’errore di Clinton: ha regalato senza condizioni alla Cina l’accesso al mercato globale pensando di favorirne così democratizzazione spontanea e decenti ordine interno e comportamenti esterni. Per un decennio la denuncia mia e di altri che si trattava di una pericolosa svista non ebbe esito. I buonisti non vollero una nuova Guerra fredda e rinunciare alla profezia del trionfo “naturale” del capitalismo democratico, accusando gente come me di reducismo e cattivismo. I “realisti pragmatici” sostennero che era meglio accordarsi con il potere emergente accusando i “realisti strategici” che volevano contrastarlo/condizionarlo di idealismo. Le élite statunitensi furono, e ancora in parte sono, tentate dall’alleanza con la Cina per dominare il mondo (anche motivo del nervosismo di Mosca). Tedeschi e francesi  siglavano ricchi contratti con Pechino. Dopo il 2001 Bush fu troppo distratto dal fronte islamico per valutare il pericolo principale. Inoltre Pechino è stata abile nel disinformare, incentivare visioni favorevoli e, soprattutto, nell’evitare controreazioni. Ma ora ha fatto due errori. Il bisogno di materie prime ed energia la ha portata a conquistare Africa ed America latina offrendo ai dittatori protezione in cambio di risorse. Anche un buonista a questo punto si accorge che questa Cina è il motore di diffusione globale del capitalismo autoritario e suo veicolo di dominio. I fondi cinesi mirano ai centri di potere posseduti dalle élite occidentali e queste, ora, reagiscono. Merkel invoca limiti per i “fondi sovrani”. La sinistra americana ed europea cambiano posizione sulla Cina. E in Italia? Guido Tabellini ha scritto  nell’editoriale di domenica sul Sole 24 Ore le cose dette qui e in www.lagrandealleanza.it. Il punto: buonisti e cattivisti, cinici ed idealisti, destre e sinistre occidentali stanno convergendo per la difesa del capitalismo democratico. Uniti ce la faremo.       

(c) 2007 Carlo Pelanda
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