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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-12-31

31/12/2008

La nuova questione tedesca

Divertiamoci, maccheronando storia e antropologia, ma anche delineando un serio problema di architettura europea. Dopo il 9, a seguito del massacro delle legioni  guidate da Varo nella selva di Teutoburgo, Roma affrontò la “questione tedesca” di allora inviando un nuovo esercito. Ma dopo 7 anni di guerra rilevò la difficoltà di operare la sua macchina bellica in zone boscose e, soprattutto, la “specialità” di quei popoli. Rassegnata, decise di porre un confine sul Reno per escluderli e contenerli piuttosto che sottometterli. Esattamente dopo 2000 anni si ripropone in Europa una “questione tedesca”, pur diversa da quella 1871/1918/1945/1989/1996, ma in una situazione di Germania inclusa e non contenuta. Dovremo considerare nuovamente quell’antico confine?

 Ovviamente i popoli sono cambiati, ma la “specialità” germanica è rimasta in forma di società con civiltà diversa da quella romanica/normanna con cui confina a sud, ovest,  nord e baltico. Mentre in Inghilterra la cultura della libertà individuale è evoluta grazie ad influenze compatibili  - diritto romano, individualismi di tipo celtico e vikingo - il territorio tedesco è stato popolato prevalentemente da portatori del collettivismo gerarchico. Forse perché venivano dalle grande pianure asiatiche dove per sopravvivere erano necessari il gruppo e la disciplina più che in altri habitat. Cavolate? Certamente, ma sono l’unica spiegazione della dottrina Merkel per la gestione della crisi recessiva: “la supereremo con la disciplina”, l’ordine, in sostanza non cambiando alcunché. Non è finita. La Bce tiene i tassi più alti del dovuto, notoriamente, per diktat tedesco: l’ordine monetario è indipendente dall’economia. L’America sta reagendo alla crisi, invece, attraverso una politica straordinaria basata sul disordine di bilancio e monetario, per ricostruire l’ordine capitalistico globale. Funzionerà. Ma con un problema per noi. L’America avrà la tentazione o la necessità di fare una svalutazione competitiva, trasformandosi da importatore ad esportatore. In tal caso l’eurozona cadrà nella trappola di economia bassa e valuta a cambio alto, subendo un impoverimento catastrofico. In tale scenario sarebbe conveniente dissolvere l’euro, mettere l’Europa occidentale entro l’area del dollaro, creando un confine con il modello tedesco e la sua euroinfluenza. Follia? E’ simmetrica a quella della dottrina economica del governo tedesco. Lo scenario è scherzoso, ma l’avvertimento a Berlino è serio. L’europeizzazione della Germania ha fatto finire la vecchia questione tedesca, la germanizzazione economica dell’eurozona potrà riaprirne una nuova.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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