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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-3-27

27/3/2007

Il governo è stato condannato per tradimento dell’occidente ma la sua caduta è condizionale

Un governo occidentale che concede ai terroristi un riconoscimento politico non può restare in carica in base ad un accordo non scritto, ma vincolante, tra alleati. Può dare soldi segretamente, ma sempre negandolo e concordando con i partner l’iniziativa. Il governo Berlusconi riuscì a stare entro tale limite quando trattò la liberazione di alcuni ostaggi presi in Iraq. Il governo Prodi, invece, non lo ha fatto. Per tale motivo la sua sorte appare segnata: l’occidente ha deciso che Prodi deve cadere per dissuadere altri leader in futuro a fare lo stesso. E per dare ai terroristi il segnale di non poter sperare in strategie che puntino ai ventri molli dell’alleanza. Stabilito questo scenario resta da definire il quando e come della caduta nonché le varianti condizionali.

Far cadere Prodi bocciando il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero sembra un rischio troppo elevato. Il mondo non capirebbe, i terroristi canterebbero la crisi di frammentazione dell’alleanza. O l’opposizione trova una modo per abbattere il governo senza pregiudicare la continuità della presenza italiana in Afghanistan oppure dovrà desistere e trovare un altro tema meno pericoloso su cui tentare l’affondo. Inoltre un governo Prodi che si sente condannato dall’occidente - il vero significato dei rimproveri fatti da Stati Uniti e Germania -  può avere un’utilità tattica nel breve periodo. Nella strategia di isolamento dell’Iran manca l’Italia perché è ricattabile da Teheran sul piano degli investimenti petroliferi dell’Eni in quel paese. Il governo di centrodestra non riuscì a superare il lobbying filoiraniano. Quello di centrosinistra ha basato sulle buone relazioni con l’Iran la propria strategia. Portare Roma nello schieramento di pressione contro l’Iran per rovesciare Ahmadinejad è la priorità dell’occidente. Prodi potrebbe scambiare uno o due anni di durata prima della sua caduta attuando tale svolta. E D’Alema, al momento condannato all’uscita dalla politica perché paria dell’occidente, potrebbe scambiare la propria salvezza con una posizione antiraniana. Ciò serve a dire che il centrodestra, per evitare tali scambi, deve dimostrare che, abbattuto il governo, saprà rientrare nell’occidente come alleato pieno e non parziale. In sintesi, la condanna occidentale di Prodi e D’Alema è stata pronunciata, ma il tempo dell’esecuzione e - per  D’Alema – l’eventuale grazia non sono state ancora decise. Berlusconi ha l’opportunità di salvare D’Alema, garantendone l’occidentalismo, chiedendogli in cambio la caduta di Prodi non in materia estera. Il punto è mantenere la sovranità risolvendo in Italia i problemi.    

(c) 2007 Carlo Pelanda
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