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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-3-13

13/3/2007

Il problema non è la Bce, ma gli eurogoverni

Il problema non è la Bce, ma la mancanza di un governo integrato dell’economia europea

Con un inflazione attorno al 2% ed una crescita tendenziale un po’ sotto, il giusto costo base del denaro per l’Italia sarebbe sul 3%. Ma è arrivato al 3,75 con tendenza al 4. Per Germania e Spagna con inflazione e crescita superiori tale livello dei tassi è giusta disinflazione. Per l’Italia, e per tutti gli altri europaesi, chi più chi meno, è ingiustificata deflazione. Complessivamente, sono evidenti due problemi: (a) la politica monetaria della Bce produce shock asimmetrici, con la complicazione di soffocare economie fragili indebolendole di più; (b) in generale, la Bce tiene un atteggiamento troppo restrittivo e non stimolativo. Il punto: dovremmo continuare a criticare la Bce? Per alcune scelte tecniche e temporali lo meriterebbe, ma chi scrive non se la sente più e suggerisce di smettere di prendersela con i burocrati di Francoforte. La Bce ha uno statuto che la obbliga a una sola missione: il controllo dell’inflazione. Inutile chiederle anche quella stimolativa, cioè di prendere un rischio sul lato dell’inflazione mobilizzando il mercato con liquidità a basso costo, perché non potrebbe farlo. Inutile, poi, il chiederle di evitare deflazioni areali ingiustificate perché non ha strumenti compensativi. Sono i governi, infatti, che possono e dovrebbero risolvere ambedue i problemi. Anzi, ambetre. La Germania ha deciso di alzare l’Iva, inducendo così un rialzo dei prezzi senza chiedere il permesso ad alcuno. La Bce ha registrato il rischio inflazionistico anche per questo motivo, oltre che per la robusta crescita in atto, e, considerando il peso della Germania nell’eurosistema, ha alzato i tassi per contenerlo. Sarebbero stati i governi a dover dire a Berlino di non fare una tale mossa inflazionistica. I governi hanno il potere di modificare lo statuto della Bce aggiungendo l’obbligo stimolativo, come è scritto nella carta della statunitense Federal Reserve, per esempio. E sono sempre gli eurogoverni che hanno i poteri per bilanciare le conseguenze degli shock asimmetrici monetari. Anche se non potranno creare un unico euroministero dell’Economia, nulla vieta di attivare un Fondo europeo di compensazione. In sintesi, il problema non è la Bce, ma l’unione monetaria fatta senza un governo integrato dell’economia ed una banca centrale con capacità complete. Scenario: senza cambiamenti l’euro diventerà sempre più forte e le economie reali europee, con l’eccezione forse della Germania, sempre più deboli. Si chiama “scenario argentino” – o salta la moneta o l’economia - ma tocca ai governi e non alla Bce evitarlo. Cominciamo a chiarirlo, e con forza, sui giornali. Forse a qualcosa servirà.

(c) 2007 Carlo Pelanda
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