di Ahmadinejad e Chavez mentre usano linguaggi molto aggressivi contro  Bush potrebbero salvare i repubblicani da una sconfitta elettorale nelle elezioni parziali di novembre che i recenti sondaggi davano per certa. Tali elezioni sono cruciali perché se la maggioranza di uno dei rami del Congresso, o perfino di tutti e due, andasse ai democratici la politica estera statunitense verrebbe indebolita proprio in un momento di estrema difficoltà. Nel suo discorso all’Onu il dittatore venezuelano ha cominciato in modo molto efficace chiamando “demonio” Bush, ma ha finito con un autogol dandogli del “dittatore mondiale” e promettendogli “incubi”. Ahmadinejad, a parte una minaccia ricattatoria in codice all’Iraq, si è presentato sul palco dell’Onu mescolando piuttosto bene (relativa) moderazione diplomatica e determinazione a resistere al potere imperiale americano. Ma ha commesso un suicidio comunicativo quando ha accettato di essere intervistato dal bravo Anderson Cooper (CNN). Sotto la pressione di un vero giornalista di un sistema a stampa libera ha svelato una natura doppia e non ha controllato le espressioni segnalando crudeltà congenita e fanatismo. Iniziò, infatti, la carriera come torturatore nei pasdaran e appartiene alla corrente apocalittica della dottrina sciita. Tale immagine ha confermato indirettamente il messaggio che Bush  sta ripetendo stancamente e con poca efficacia: il partito democratico non vede il mondo come è, non capisce la ferocia del nemico e la necessità di trattarlo con la massima durezza. Lo spettatore ha potuto vedere meglio Ahmadinejad e ne ha ricavato la sensazione che dopotutto Bush non parla a vanvera e non esagera la pericolosità del nemico per fini elettorali. La combinazione con l’aggressività di Chavez, ingenua perché la minaccia e l’offesa sopra le righe ad un presidente americano lo sono all’America tutta, ha rafforzato tale sensazione. Registrata dai sondaggi come rimbalzo dei repubblicani. Anche perché la propaganda elettorale dei democratici si è concentrata sulla demonizzazione di Bush apparendo simile a quella del nemico. Forse tale fenomeno non basterà ad evitare la vittoria della sinistra, ma certamente  modificherà le strategie comunicative e politiche. E’ emerso, infatti, che se il nemico viene ben mostrato e svelato il consenso va a destra. I media hanno annusato le belve e sono a caccia per mostrarle. I democratici dovranno tenerne conto definendo una posizione più precisa e forte in materia di sicurezza e difesa. Buona notizia per l’occidente perché è probabile che un loro candidato vinca le presidenziali del 2008.     

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Il Foglio

2006-9-23

23/9/2006

Gli errori comunicativi di Ahmadinehad e Chavez favoriranno Bush

Le immagini di Ahmadinejad e Chavez mentre usano linguaggi molto aggressivi contro  Bush potrebbero salvare i repubblicani da una sconfitta elettorale nelle elezioni parziali di novembre che i recenti sondaggi davano per certa. Tali elezioni sono cruciali perché se la maggioranza di uno dei rami del Congresso, o perfino di tutti e due, andasse ai democratici la politica estera statunitense verrebbe indebolita proprio in un momento di estrema difficoltà. Nel suo discorso all’Onu il dittatore venezuelano ha cominciato in modo molto efficace chiamando “demonio” Bush, ma ha finito con un autogol dandogli del “dittatore mondiale” e promettendogli “incubi”. Ahmadinejad, a parte una minaccia ricattatoria in codice all’Iraq, si è presentato sul palco dell’Onu mescolando piuttosto bene (relativa) moderazione diplomatica e determinazione a resistere al potere imperiale americano. Ma ha commesso un suicidio comunicativo quando ha accettato di essere intervistato dal bravo Anderson Cooper (CNN). Sotto la pressione di un vero giornalista di un sistema a stampa libera ha svelato una natura doppia e non ha controllato le espressioni segnalando crudeltà congenita e fanatismo. Iniziò, infatti, la carriera come torturatore nei pasdaran e appartiene alla corrente apocalittica della dottrina sciita. Tale immagine ha confermato indirettamente il messaggio che Bush  sta ripetendo stancamente e con poca efficacia: il partito democratico non vede il mondo come è, non capisce la ferocia del nemico e la necessità di trattarlo con la massima durezza. Lo spettatore ha potuto vedere meglio Ahmadinejad e ne ha ricavato la sensazione che dopotutto Bush non parla a vanvera e non esagera la pericolosità del nemico per fini elettorali. La combinazione con l’aggressività di Chavez, ingenua perché la minaccia e l’offesa sopra le righe ad un presidente americano lo sono all’America tutta, ha rafforzato tale sensazione. Registrata dai sondaggi come rimbalzo dei repubblicani. Anche perché la propaganda elettorale dei democratici si è concentrata sulla demonizzazione di Bush apparendo simile a quella del nemico. Forse tale fenomeno non basterà ad evitare la vittoria della sinistra, ma certamente  modificherà le strategie comunicative e politiche. E’ emerso, infatti, che se il nemico viene ben mostrato e svelato il consenso va a destra. I media hanno annusato le belve e sono a caccia per mostrarle. I democratici dovranno tenerne conto definendo una posizione più precisa e forte in materia di sicurezza e difesa. Buona notizia per l’occidente perché è probabile che un loro candidato vinca le presidenziali del 2008.     

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