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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2008-1-8

8/1/2008

Morte e rinascita della finanza derivata

Lo scenario più piccante di inizio 2008 riguarda il cambiamento del modello di business nel sistema bancario globale. La crisi innescata dall’insolvenza dei mutui americani, infatti, ne ha evidenziato la finanziarizzazione acrobatica eccessiva combinata con la mancanza di regolazione prudenziale. I regolatori dovranno intervenire e le banche definanziarizzare il loro modo di operare. Sarà la fine della finanza derivata?

Da circa un decennio il modello di business bancario, semplificando, si è basato sulla ricerca di profitti crescenti da operazioni di finanza derivata: usare molto capitale a prestito, cedere velocemente il rischio rinunciando ad una parte del profitto, ma ottenendone tantissimo comunque. Cioè un modello di “sovraprofitto” basato sulla mancanza di regolazione e trasparenza del rischio e sulla possibilità di gonfiare gli stati patrimoniali. I bilanci delle banche sono controllati, ma quelli delle società finanziarie da loro possedute e degli istituti non bancari di intermediazione molto meno. Lì c’è stata la possibilità di fare “leve” mostruose, cioè di usare poco capitale per fare molto profitto, aumentando i rischi occultati. Fino a che questi si sono attualizzati in perdite enormi ora in arrivo sui bilanci bancari. Circa 12 grandi istituti in Europa ed America dovranno assorbirle e ripianarle. Verranno salvate, le Banche centrali stanno facendo di tutto e oltre. Non sembra più questo il problema, anche se la crisi non è ancora del tutto risolta. Il punto prospettico è che  il regolatore dovrà estendere la vigilanza agli intermediari e mettere più vincoli alla finanza derivata, riducendo la possibilità di “leva”. Quindi le banche saranno costrette ad usare molto più capitale “vero” (proprio) per guadagnare. Ciò significa che nel 2008: (a) dovranno certamente ricapitalizzarsi; (b) probabilmente erogheranno meno credito; (c) forse distribuiranno meno dividendi azionari per minori profitti. Le banche italiane, non colpite gravemente dalla crisi globale, godono di poca concorrenza che permette loro di guadagnare a spese dei clienti. Tale modello anomalo potrebbe attutire da noi la restrizione del credito, dei profitti ed il calo delle azioni. Ma non la eviterà per effetto traino del settore globale. Veramente i regolatori ed il sistema accetteranno più ordine al rischio di meno credito, caduta delle azioni bancarie e inserimenti preoccupanti (fondi sovrani) nelle proprietà? Questa rubrica prevede che, se non ci saranno ulteriori crisi, alla fine la regolazione non sarà così stringente da uccidere i megaprofitti da finanza derivata. Che, pur meno acrobatica,  vivrà.    

(c) 2008 Carlo Pelanda
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