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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2007-12-4

4/12/2007

La priorità è salvre e non moralizzare

Agli inizi del 2007 si pensava che il buco causato dall’insolvenza dei mutui americani, cartolarizzati e venduti dappertutto nel mondo, fosse sui 100 miliardi di dollari. Tale quantità non appariva destabilizzante pur potendo innescare una recessione per restrizione del credito. Ma successivamente la crisi di fiducia ha contagiato una più ampia fetta di finanza derivata, anche di buona qualità. Le banche non si fidavano più l’una dell’altra e nessuna era disposta a comprare prodotti finanziari incerti o a rifinanziarne le “leve”. Così il buco è diventato di circa 400 miliardi euro. Anche tale cifra non è di per se catastrofica, ma pone un problema serio: qualche banca (non in Italia) potrebbe avere nei suoi bilanci del 2007 delle perdite superiori ai mezzi propri e quindi fallire. Il punto: Bce e Fed devono gestire una crisi bancaria in atto. Come?

Un modo semplice per evitare i fallimenti bancari sarebbe quello di permettere agli istituti più esposti di “truccare” i bilanci delle loro “società veicolo”. Per avere un’idea del “quanto” si può ricorrere ad una recente esperienza reale. Un pacchetto finanziario incerto di 3 miliardi di dollari è stato comprato per 800 milioni. Si può ipotizzare che chi ha in portafoglio, per dire, la stessa roba dovrebbe abbatterne il valore di circa il 75% e scrivere tale perdita nel bilancio. Troppo, cosmesi di tale entità sono impossibili. Infatti le Banche centrali non potranno concedere questa via d’uscita. D’altra parte dovranno aiutare le banche inguaiate per evitare la crisi di sistema. Quindi è probabile un compromesso: alcune banche, poche, verranno lasciate fallire per dare un segnale di riordinamento, le altre, spaventate dall’esempio, verranno salvate in cambio della rinuncia alla finanza acrobatica (deleverage). In tale operazione, nel 2008, i tassi scenderanno, il dollaro risalirà, i governi aiuteranno a ridurre le insolvenze del debito privato, ecc. Ma nello scenario compromissorio ci sarebbe un problema perfino maggiore: (a) finirà il modello di business dove le banche, da 15 anni, fanno i maggiori profitti attraverso la finanza derivata e ciò ne abbatterà pesantemente i guadagni ed i valori azionari; (b) c’è il pericolo che i fondi sovrani del “capitalismo autoritario” usino la debolezza delle banche occidentali con perdite per comprarle; (c) anche un solo fallimento bancario può indurre contagi incontrollabili. Pertanto, pur inammissibili trucchi di bilancio, questa rubrica raccomanda di adottare mezzi di emergenza per evitare anche un solo fallimento bancario e di sostenere la finanza derivata pur regolandone gli eccessi.   

(c) 2007 Carlo Pelanda
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