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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2006-7-22

22/7/2006

Obiettivo normalità

Scenario mediorientale di cortesia per l’inesperto governo

Il linguaggio diplomatico non è criticabile perché serve scopi nascosti. Ma non per questo ammette fesserie. Va bene il riferimento generico all’invio di truppe Onu a Gaza e in Libano meridionale come fatto dal G8 perché vuol dire: lascio ad Israele il tempo utile per bonificare quelle aree, ma sappia che una volta tolta la spazzatura dovrà accettare vincoli. Ma è un dilettantismo il dichiarare che si vuole veramente mandare in zona una forza di interposizione prima della pulizia come dichiarato da Prodi e D’Alema. L’interposizione consensuale va applicata tra Stati a legittimità simmetrica, per esempio Israele e Siria, ma non può essere fatta tra uno Stato ed organizzazioni private o terroristiche quali Hamas ed Hezbollah perché vorrebbe dire riconoscerle. Quella non consensuale implica la scelta di un nemico e non è pensabile che l’Onu goda del consenso interno per deciderlo. Eventualmente l’Onu sarà utile a cose fatte. Questa generosa rubrica, rilevando l’inesperienza in politica estera del governo, desidera aiutarlo segnalando gli obiettivi dell’azione israeliana e lo scenario di contesto. Uno è quello di far riprendere a Beirut il controllo del Libano meridionale in modo da avere uno “Stato normale” e non una filiale terroristica iraniana ai propri confini settentrionali. Israele ha le capacità per eliminare gli Hezbollah. Lasciateglielo fare perché è cosa gradita dai libanesi stessi. E da tanti altri. Il secondo è quello di piallare Hamas, oltre che per sicurezza, affinché non prevalga nella guerra civile palestinese. Tale obiettivo fa comodo a tutti meno che agli jihadisti ed a Teheran. In sintesi, Gerusalemme ha il permesso sostanziale di fare pulizia senza Onu tra i piedi. Capirlo è semplice. Più complicata potrebbe essere una variante di scenario che Israele, forse, sta annusando. Gaza bonificata, l’Anp resa impotente, perché non chiedere alla Giordania di riprendersi il West Bank, meno qualcosina, facendo nuovamente suoi cittadini i palestinesi residenti? E perché non chiedere - qui l’Onu servirebbe – all’Egitto di amministrare Gaza (ha molto gas nei fondali dirimpettai)? In sintesi, c’è una remotissima possibilità di dare ad Israele confini certi (il muro) con tre Stati normali: Egitto, Libano e Giordania. Più la Siria che è mercantile a sufficienza per negoziare pace in cambio di business. Senza artificiali Stati palestinesi di mezzo pullulanti di jihadisti temuti dagli stessi regimi arabi. Non è scenario facile, ma sarebbe risolutivo. Spesso D’Alema si è detto a favore di un “Paese normale”. Esporti questo concetto dove ce ne è veramente bisogno. Marta, spiegaglielo.    

(c) 2006 Carlo Pelanda
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