di occidentalisti a Berlino, si prese atto della prossima fine dell’URSS e si avviò la ricerca su come riorganizzare l’occidente nell’era post-sovietica. Chi scrive presentò uno scenario – alla cui elaborazione parteciparono Carlo Jean, Direttore del Ce.Mi.SS e Fabio Luca Cavazza dell’Arel  - che anticipava la divergenza tra America ed Europa, l’eccesso di disordine interno di Mosca e l’emergere di Cina ed India come futuri giganti globali. In particolare, venne quantificata l’impossibilità per gli Stati Uniti di poter reggere sul piano economico e militare il governo del mondo post-Guerra fredda. E già a quel tempo, senza responsabilità delle persone citate, propose la formazione dell’Aquila a tre teste (America, Europa e Russia) come nuova configurazione dell’occidente-nucleo capace di compensare il gap di scala per poter tenere sotto controllo l’Asia. Serviva un occidente più grande per trattenere il Giappone, convincere l’India a farne parte e pressare la Cina, il futuro nemico. Tale progetto di convergenza delle tre Rome (protestante, cattolica ed ortodossa) appare ora più necessario che mai e questa rubrica lo dettaglierà in un libro che uscirà sia in Italiano sia in Inglese (e-book) per i tipi della Franco Angeli nel febbraio 2007. E’ prevedibile che la maggior parte degli analisti lo irrideranno sostenendo che la realtà mostra la tendenza opposta. L’America vuole continuare da sola perché non si fida degli europei e di Mosca, l’Europa persegue l’autonomia e la Russia nuovamente l’impero. Per esempio, proprio in questi giorni Putin tenta di collocarsi sia come membro del G8 sia come partner della Cina (vertice del Gruppo di Shangai), la Ue emette segnali di distinzione con gli Usa e Washington rappezza come può il suo modello “stellare”: un centro che instaura relazioni bilaterali con tutti. Così l’apparenza. La realtà è diversa: (a) Mosca sta gestendo la Cina come un problema e mai le sarà alleata; (b) le èlite europee sono terrorizzate dall’idea di uno strappo con l’America; (c) e questa sa che da sola non ce la può più fare. Anzi è disperata e agisce unilateralmente perché deve e non perché vuole. Tokyo teme di essere assorbita dalla Cina e New Dehli di dover contenere Pechino da sola. Tutti questi stanno aspettando un progetto di nuovo impero di cui essere parte diretta o associata. Quindi è ora il momento migliore per lanciare la soluzione dell’aquila tricipite: risolve a tutti il problema, compreso quello islamico. E anche risponde alla domanda: Europa per che cosa? Servirà veramente unita per essere una delle tre teste.   

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Il Foglio

2006-6-17

17/6/2006

Nonostante le apparenze contrarie è il momento giusto per lanciare il progetto dell’Aquila a tre teste

Nel 1988, in una mitica e riservata riunione di occidentalisti a Berlino, si prese atto della prossima fine dell’URSS e si avviò la ricerca su come riorganizzare l’occidente nell’era post-sovietica. Chi scrive presentò uno scenario – alla cui elaborazione parteciparono Carlo Jean, Direttore del Ce.Mi.SS e Fabio Luca Cavazza dell’Arel  - che anticipava la divergenza tra America ed Europa, l’eccesso di disordine interno di Mosca e l’emergere di Cina ed India come futuri giganti globali. In particolare, venne quantificata l’impossibilità per gli Stati Uniti di poter reggere sul piano economico e militare il governo del mondo post-Guerra fredda. E già a quel tempo, senza responsabilità delle persone citate, propose la formazione dell’Aquila a tre teste (America, Europa e Russia) come nuova configurazione dell’occidente-nucleo capace di compensare il gap di scala per poter tenere sotto controllo l’Asia. Serviva un occidente più grande per trattenere il Giappone, convincere l’India a farne parte e pressare la Cina, il futuro nemico. Tale progetto di convergenza delle tre Rome (protestante, cattolica ed ortodossa) appare ora più necessario che mai e questa rubrica lo dettaglierà in un libro che uscirà sia in Italiano sia in Inglese (e-book) per i tipi della Franco Angeli nel febbraio 2007. E’ prevedibile che la maggior parte degli analisti lo irrideranno sostenendo che la realtà mostra la tendenza opposta. L’America vuole continuare da sola perché non si fida degli europei e di Mosca, l’Europa persegue l’autonomia e la Russia nuovamente l’impero. Per esempio, proprio in questi giorni Putin tenta di collocarsi sia come membro del G8 sia come partner della Cina (vertice del Gruppo di Shangai), la Ue emette segnali di distinzione con gli Usa e Washington rappezza come può il suo modello “stellare”: un centro che instaura relazioni bilaterali con tutti. Così l’apparenza. La realtà è diversa: (a) Mosca sta gestendo la Cina come un problema e mai le sarà alleata; (b) le èlite europee sono terrorizzate dall’idea di uno strappo con l’America; (c) e questa sa che da sola non ce la può più fare. Anzi è disperata e agisce unilateralmente perché deve e non perché vuole. Tokyo teme di essere assorbita dalla Cina e New Dehli di dover contenere Pechino da sola. Tutti questi stanno aspettando un progetto di nuovo impero di cui essere parte diretta o associata. Quindi è ora il momento migliore per lanciare la soluzione dell’aquila tricipite: risolve a tutti il problema, compreso quello islamico. E anche risponde alla domanda: Europa per che cosa? Servirà veramente unita per essere una delle tre teste.   

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